lunedì 28 dicembre 2009

Fiesta 30!!!



Ps.
Stasera festeggio i miei trent'anni.
Fanculo la sobrietà.

giovedì 24 dicembre 2009

E' Natale e a Natale ti puoi fare di più

E in attesa che mi venga la voglia di scrivere un post natalizio, ammesso che mi venga, mi riciclo questo di due anni fa, sempre attuale perché mai attuale.
Oh che volete, Fiorella Mannoia e Franco Battiato possono riciclare quando sono a corto di idee e io no?
Felice Natale dal blogssss (sentite le renne arrivare?)

Post riciclato (dunque sostenibile): Natale per sempre

Ah, seguono due cadeau fotografici natalizi, scelti apposta per alimentare stereotipi beceri e triti.

Se siete donne, cliccate qui per la vostra cartolina natalizia e commuovetevi

Se siete uomini, cliccate qui per la vostra cartolina natalizia e commuovetevi


Vabbè,il post mi sembra abbastanza lungo, facciamo che è questo e festa finita.

mercoledì 16 dicembre 2009

martedì 15 dicembre 2009

Per sdrammatizzare


Il sangue dei tinti (ovvero "e fattela na risata")


Milano, Berlusconi ferito da un oggetto lanciato ad personam.
(o anche: psicopatico colpisce a morte le speranze del centrosinistra)

Berlusconi colpito al volto da un souvenir del Duomo. Subito annullato il comizio di Matera.

La prognosi di Berlusconi è di venti giorni. Quella dell'Italia un'altra legislatura.
(Venti giorni? Agli italiani basterà molto meno per dimenticarsi di Spatuzza)

Il premier dovrà sottoporsi a un intervento per rimuovere dal volto la scritta "onaliM id odrociR".

In un certo senso, Berlusconi ha accontentato quanti gli chiedevano un faccia a faccia con la Chiesa.

L'aggressore è incensurato. Subito esclusa la pista che porta all'Udc.
(L'uomo è risultato essere uno psicolabile. Votava Pd)

"Non sono nessuno", ha dichiarato Tartaglia quando è stato preso, cercando di farsi passare per Rutelli.

Il padre: "Votiamo Pd, ma in casa nessuno odia Berlusconi". Anche se usare due volte la stessa giustificazione suona sospetto.

Tartaglia non risulta iscritto ad alcun partito, ma rifiuta di mostrare i calzini.

L'Economist: "Berlusconi inadatto a sanguinare".

È polemica sui social network: nessuno aveva notato il crescente numero di iscritti al gruppo Facebook "Feriamo lievemente al labbro Berlusconi".

Su Facebook già nati numerosi gruppi che simpatizzano per lo squilibrato. Fra i più quotati "Rimettiti presto Silvio".

Ora si temono gesti di emulazione. E se qualcuno assalisse Napolitano con un grissino?

Minacciati anche altri esponenti della maggioranza: recapitata a Brunetta una busta contenente una gondola.

Immediata la risposta del Pdl: Gasparri lancia una statuetta di Silvio contro il Duomo.

"Ora va eliminata l'opposizione" dice Ali Khamenei dall'Iran.

Centrodestra compatto: "È una conseguenza del clima di odio". Finalmente un po' di autocritica.

Per non alimentare il clima di violenza, da oggi Berlusconi avrà sempre ragione.


(copiato spudoratamente da www.spinoza.it, un blog serissimo)
unica originale di bradiponevrotico, ideata subito dopo pranzo:
avete uno stecchino? mi è rimasto un duomo tra i denti
saluti

lunedì 14 dicembre 2009

Le parole sono pietre


Ci sono degli eventi che mutano il corso delle cose.
Ieri stavo per scrivere un post su una strana coincidenza tra l’invettiva contro il 41bis fatta da Giuseppe Graviano al processo a Dell’Utri e la proposta di abolizione del trattamento carcerario duro nei confronti dei capi mafia contenuto nello stesso articolo fatta dal giornalista Filippo Facci sul Libero e prontamente sostenuta da Andrea Marceraro sul Foglio.
Il gesto violento fatto nei confronti di Silvio Berlusconi cambia –nel senso che peggiora- il quadro politico del paese e mi trasmette una forte e sincera preoccupazione.
Non mi preoccupano solo i gruppi Facebook di sostegno all’aggressore squilibrato ma anche persone per bene che sulla mia pagina dello stesso social network scrivono: “La colpa dell'accaduto e dello stallo in cui è costretto il nostro paese è delle opposizioni. Quelle di certa stampa, di certa tv, di certa editoria, di certi "intellettuali", di Magistratura Democratica (?) e purtroppo anche di quelle politiche (Casini compreso, visto che solo 2gg. fa si è detto pronto ad allearsi pure con Di Pietro pur di mandare via Berlusconi) che seguono a rimorchio. Quelle che da anni, anziché disegnare un'idea credibile di paese (magari per vincere le elezioni e governare per più di un anno), di parlare di lavoro, famiglia, vita, educazione, ecc., danno a Berlusconi del pervertito, ninfomane, pedofilo, mafioso, corruttore, corrotto, ladro, infame, dittatore, fascista, e a questo hanno ridotto la politica. E i tanti idioti che oggi festeggiano, anke qui su fb, non fanno ke dimostrarlo (oltre che dimostrare l'assenza di qualsivoglia cultura politica). Come direbbe Gianni Morandi: GRAZIE A TUTTI”
Questo dà il segno inequivocabile che bisogna mantenere la calma e prestare attenzione alle parole.
La svolta sta nel fatto che dobbiamo imparare a considerare che le parole sono pietre e –per quel nulla che vale- noi di bradiponevrotico faremo attenzione ad esse, non rinunciando però alle nostre opinioni.

domenica 13 dicembre 2009

L'11 settembre di Silvio Berlusconi


Dell'aggressione subita da Berlusconi a Milano poco mi interessano i cori di giubilo che rimbalzano tra sms e commenti su facebook. Onestamente, ci trovo anche tanta vigliaccheria. Che la violenza impone una presenza e una chiamata in causa della responsabilità individuale che non si concilia con la comoda barriera dello schermo di un pc.
Della botta presa in faccia dal premier mi interessa la forza dell'immagine che segue.
Al di là di qualsiasi convinzione ideologica, anche giustificata e legittima, il sangue che copre quel volto, è il sangue che copre la faccia di un vecchio aggredito (e di qui, forse, quel senso di pena che ho provato).
Dunque, il viso sconvolto dalla violenza subita - per una volta non imposta - restituisce la terza dimensione a un'icona che sembrava averne solo due.
Berlusconi colpito al volto è la restituzione di umanità all'icona divinizzata, seppur via catodica, del capo.
A livello incoscio, l'immagine del volto sanguinante di Berlusconi, che verrà riproposta, rimaneggiata, sarcasticamente manipolata, migliaia di volte da qui in poi, comunica qualcosa di tanto banale quanto strabiliante.
L'uomo che ha "diretto" l'Italia per 15 anni, l'uomo che ha vinto sorridente risorgendo dalle sue ceneri politiche più volte, l'uomo invincibile, impossibilitato ad invecchiare, incapace di malinconie che non siano passeggere, l'uomo divinità, è stato colpito. Danneggiato. Ammaccato. Mutilato nella sua perfezione.
L'immagine, questa immagine, segna uno spartiacque dopo il quale nulla sarà come prima nel rapporto tra il capo di Arcore e il popolo italiano.
Seguendo una dinamica simile alle torri gemelle colpite a morte dagli aerei kamikaze.
Il simbolo del potere invincibile che crolla. Quello che nessuno credeva possibile, se non nei sogni frustrati e rabbiosi dell'uomo di strada, diventa possibile.
L'immagine delle torri che crollano diventa ossessione, viene vista e rivista, si imprime nella retina, consumata, ingoiata, risputata, riassimilata, manipolata, artisticamente ridata alla vita, e infine disinnescata. Il trauma scioccante subisce la necessaria rielaborazione del lutto. Del lutto, appunto. Ma un dio morto, o fosse anche soltanto un dio di cui è stata provata la mortalità, non è più un dio. Oggi inizia la fine del carisma divino di Berlusconi.
E il popolo sa essere crudele con la vecchiaia di un despota.

lunedì 7 dicembre 2009

Davvero ci salveremo consumando(ci) di meno?


1. Se guardi una foto ingiallita degli anni Settanta, vedi dei giovani magri, stretti in jeans a zampa larga e magliette a righe. Ti senti salire un'invidia e una domanda: come facevano ad essere tutti così magri? Scheletrici, quasi un'altra razza, quasi un altro mondo.

2. A Copenaghen comincia il vertice Onu sul clima. Da anni ormai le associazioni ambientaliste segnalano il rischio letale per il genere umano dovuto al surriscaldamento climatico. Al centro delle preoccupazioni le emissioni inquinanti degli uomini e lo spreco delle risorse. Parola d'ordine: consumare di meno tutto. Acqua, Energia, oggetti, cibo, soprattutto carne.

1+2. C'è qualcosa che non mi convince negli appelli a consumare di meno di questi anni. E' probabilmente l'aria, sottotraccia ma evidente, di rinuncia, di limitazione, che la richiesta impellente porta con sé. Consumare meno, trattenersi, per salvarci. C'è qualcosa del cattolico senso di punizione seguente al peccato, in tutto ciò. Abbiamo esagerato, adesso dobbiamo espiare lo spreco con la morigeratezza. Ma l'appello alla vita non può essere un messaggio in negativo, non si può puntare al futuro partendo da un segno "meno". Anche perché privarsi significa aprire un vuoto, e il vuoto si riempie sempre di qualcosa. Fosse anche il rifugiarsi nella lettura, nei social network, comunque strumenti di consumo. Per leggere questo post ci vuole un pc e una connessione a internet, come per comprare l'ultimo libro di Saramago, o andare all'ultima mostra di arte contemporanea. Ci vogliono soldi, e quindi lavoro. E prendere il tram, o peggio la macchina. E camion che si spostano e manutenzione. Inquinamento.
I giovani degli anni Settanta erano magri perché consumati dalla vita. Passavano il tempo in gruppo, girando da una casa all'altro, organizzandosi, facendo riunioni, o semplicemente stavano insieme. Mangiavano, probabilmente, poco e male, perché troppo impegnati a vivere. Consumavano poco, perché avevano da salvare il mondo. Il loro essere ecologicamente sostenibili derivava dal loro considerare politicamente insostenibile il presente che vivevano.
Dovremmo dunque prendere esempio da loro. Tornare alla vita della condivisione, alla strada, alle poche ore di sonno. Consumare di meno, consumandoci di più.
Sarebbe uno splendido modo per salvare l'Amazzonia, il polo nord, e quello strano insetto tropicale di cui non sospetto neppure l'esistenza.

post scriptum: chiaramente qui si generalizza su una generazione composita e variegata. Ma negare delle comunanze di fondo che attraversano i periodi storici e i loro abitanti, sarebbe enormemente più superficiale.

giovedì 3 dicembre 2009

Prima del tramonto



Alla fine l'ho recuperata. Era una nota, fatta di pochi versi e scritta in una delle ultime pagine del libretto che accompagna il disco Vitalogy dei Pearl Jam. Ricordavo che parlava del tramonto, e di chi se ne va sempre un attimo prima che accada qualcosa di splendido.
Avevo in mente un post molto poetico sulla cosa, ma nel frattempo mi sono scordato cosa volevo scrivere, quali parole per la precisione.
Era qualcosa attorno all'adolescenza da Narciso, al bere a piccoli sorsi interrotti, al rinunciare un attimo prima. Era qualcosa sulla scelta, ad un certo punto, di diventare Boccadoro, di vuotare la coppa d'un sorso. Di quanta vita ho messo in tasca e nel cuore da quella scelta in poi.
O qualcosa del genere. Non ricordo bene, ma ho recuperato i versi, e ve li appiccico qui sotto, così ve li leggete e magari vi fate coraggio ad avere coraggio.
Se c'è una cosa che ho imparato è che le cose migliori succedono nelle ultime ore della notte, mai prima, mai prima. E mi spiace per tutte quelle che sono tornate a casa un attimo prima del tramonto.


I waited all day.
you waited all day..
but you left before sunset..
and I just wanted to tell you
the moment was beautiful.
Just wanted to dance to bad music
drive bad cars..
watch bad tv..
should have stayed for the sunset...
if not for me

No B Day Si


Andare o non andare? Ma sì, andare. Dico al No B Day of course.
Ha fatto una cazzata Bersani a non dare l'adesione del Pd. Non perché in Italia si difetti di grandi manifestazioni. Ne facciamo una ogni mese, e ogni volta respiriamo quest'aria trionfale, quasi vincente. E ogni volta il governo se ne sbatte le palle. Sembra che l'unico obbiettivo reale e realistico di queste manifestazioni sia rubare il posto in agenda settinga a Berlusca per un giorno.
Perchè allora Bersani ha fatto una cazzata?
Non si tratta del merito, per una volta (a parte che augurarsi che sto governo vada a casa è legittimo), e neanche del risultato, ma del metodo.
Quella di sabato 5 dicembre è la prima manifestazione (probabilmente di massa), che in Italia viene organizzata e indetta interamente dal popolo di Internet, soprattutto quello di Facebook e dei blog.
Per la prima volta, in una manifestazione così grossa, verrà vietato ai politici di salire sul palco (anche a Di Pietro e a Rifondazione che hanno aderito), persino un personaggio come Beppe Grillo, è stato stoppato.
E' importante essere in tanti. La forza della malapolitica che si trascina per inerzia è sempre stata il poter confidare nel fatto che gli scontenti sono costellazioni distinte, quando non pianeti lontanissimi e isolati.
Dare un'immagine di compattezza, e soprattutto di capacità di autorganizzazione, potrebbe essere un buon segnale, e un buon inizio di qualcosa.
Poi che Berlusconi e soci se ne batteranno i beneamati coglioni e andranno avanti come panzer... su questo non ci sono dubbi.

Ps: oltretutto in un clima del genere, che fa Letta, il vice di Bersani? Dice a Berlusca: "hai diritto a difenderti dai processi". Pd, esci da questo corpo!

venerdì 20 novembre 2009

Trapani e i veri tenutari del lavoro


Alcune settimane fa, ad Alcamo (ridente paesino in cui l'Autore visse i primi 18 anni della sua vita) sono state arrestate 10 persone nell'operazione antimafia "dioscuri". Uno dei dieci è Filippo Di Maria, estorsore e uomo d'onore, nonché factotum e giardiniere del senatore Pd Antonio Papania.
Secondo gli inquirenti, per Papania, De Maria avrebbe anche procacciato voti per elezioni e primarie del Pd, facendo leva sugli amici degli amici.
Perché l'indagine "dioscuri" è tanto importante e diversa dalle altre succedutesi negli anni.
Per alcuni motivi. Innanzi tutto, avviene nel territorio trapanese, il vero zoccolo duro della mafia siciliana, dove il fenomeno del pentitismo quasi non esiste, dove si spara poco e niente perché la mafia ha una solida egemonia sociopolitica ed economica. In secondo luogo, ed è questa la vera novità, perchè finalmente si sfiora una delle questioni fondanti della sudditanza dei siciliani rispetto al malaffare e alla mafia: il clientelismo di matrice prevalentemente politica.
Negli ultimi anni, la magistratura e le forze dell'ordine hanno effettuato in Sicilia ottime operazioni antimafia, con numerosi arresti. Alcuni giornalisti seri hanno raccontato della mafia che diventa quella dei "colletti bianchi", dei primari ospedalieri.
Bene, anzi ottimo. Però viene ancora trascurato il punto che oggi forse condiziona di più la quodianeità dei siciliani, soprattutto dei giovani. Il punto sta nei rapporti di forza e nei meccanismi distorti che regolano il mondo del lavoro e l'accesso ad esso.
Per il giovane, neolaureato o meno, così come per il quarantenne che vive di espedienti, il dio in terra oggi in molte parti della Sicilia - di sicuro ad Alcamo - non è il mafioso. E' il politico che è in grado di 'regalare' un lavoro.
Che Papania, così come altri politici locali che controllano cooperative sociali, sia un politico potente nel trapanese, è cosa che sanno anche i muri. Una volta ho incontrato una persona che con qualche cognizione di causa ha fatto un rapido calcolo e mi ha detto che uno come Papania controlla circa 30mila voti.
Non so se è vero, e di sicuro senza prove non potrei affermarlo, pena una possibile querela.
Di sicuro, situazioni del genere in quella parte di Sicilia, e probabilmente in tutto il sud Italia, sono verosimili, quando non vere.
Alcuni anni fa, scrissi un articolo sui meccanismi con cui i veri "tenutari del lavoro" in Sicilia controllano voti e vite, spesso ricambiando con lavori part-time di pochi mesi. Quando c'è picca travagghiu, la dignità si svende. Nell'articolo non facevo nomi, perchè come al solito, anche quando sai, "non hai le prove".
Chissà che adesso i nomi non comincino ad uscire fuori.

mercoledì 18 novembre 2009

Posizioni Colate (Canzone delle occasioni perdute)


C'è stato un tempo in cui
stavamo per
Un tempo in cui per poco
non siamo stati
sul punto di

Ci siamo arresi per
perchè c'è stato quasi
e avremmo fatto il
C'è stato un tempo in cui
Saresti stata tu
ed io
sarei bastato a

se solo noi
se solo il tempo
invece no.

martedì 10 novembre 2009

Vita quotidiana a L’Avana (ovvero La culpa de la victima)



Vale la pena di ricordare che Cuba è una dittatura. Magari con qualche distinguo, dovuto alla portata politica e materiale della rivoluzione del ’59, ma pur sempre una dittatura.
Così, capita di leggere sul giornale che Yoana Sanchez, blogger considerata dissidente perché vuole raccontare la quotidianità del regime castrista, venga intimidita fino al tentativo di sequestro ad opera della polizia politica. I contorni della vicenda e soprattutto i suoi attori non sono chiari – e non potrebbe essere diversamente – però essa merita attenzione perché non si tratta di persone che scrivono un blog per narcisismo o noia o spirito guascone (categorie nella quali il blog che state leggendo rientra pienamente ) ma di una donna che si ribella all’ottusità del proprio governo, alle condizioni di servitù in cui versa il popolo cubano.
A nulla vale invocare la cattiva stampa contro Cuba o il bloqueo statunitense o – simmetricamente - i successi nella scolarizzazione o in campo sanitario della rivoluzione castrista. Rimane il fatto che a Cuba non c’è libertà sostanziale, non c’è rispetto per le minoranze politiche, nelle questioni religiose, di genere, di pensiero. Paradossalmente, il governo cubano sembra voler rappresentare il proprio paese come uno splendido e alfabetizzato bordello a cielo aperto.
http://www.desdecuba.com/generaciony/

lunedì 9 novembre 2009

...e Gesù era pregiudicato!


Quel gran genio della politica e della diplomazia che risponde al nome di Daniela Santanché è andato in televisione a gridare al mondo che Maometto era un pedofilo - oltre che bigamo - perché tra le sue mogli c'era una minorenne. "Maometto era un pedofilo!", strillava la signora mentre un programmista di Canale 5 tratteneva un imam furioso pronto a menarla.
Ora, a parte che se fossi un tipo molto religioso, a sentire bestemmiare il mio dio in maniera così plateale, mi verrebbe voglia di prendere le pagine gialle e cercare il numero di Al quaeda per propormi come stagista volontario e gratuito...
A parte questo dettaglio. A parte anche che cose del genere, in momenti come questi, rischiano - se prese sul serio - di far tornare indietro di anni il processo di diplomazia secolare tra le due maggiori religioni monoteiste del pianeta. A parte quest'altro dettagliuccio.
C'è da rimanere increduli di fronte all'ignoranza colossale che fa basamento ideologico di una tizia che va in giro a giudicare fatti di migliaia di anni fa con la lente dell'oggi.

Così, giusto per la precisione, chiariamo alcune cosette. Se dovessimo applicare il metro Santanchè anche a un'altra religione che noi italiano conosciamo bene, potremmo dire:

1) Giuseppe di Nazareth, era un pedofilo. Dato che Maria aveva appena passato la pubertà quando fu presa in sposa. Dunque il turpe falegname la portò all'altare a un'età di circa 12-13 anni.

2) In un ipotetico divorzio, Maria ne sarebbe uscita con le ossa rotte, considerando che non solo era rimasta incinta da un altro (e quindi tecnicamente è adulterio), ma professando la sua verginità di fronte al giudice, avrebbe dovuto rispondere di falsa testimonianza.

3) Veniamo al figlio... Gesù, di Nazareth... oggi una come la Santanchè direbbe: Te lo raccomando quello lì!
Superata l'infanzia di lui si perdono le tracce storiche fino ai trent'anni. Che ha fatto nel frattempo? Non lo sappiamo, ma Repubblica sta preparando le dieci domande da girargli.

4) Gesù entra nel tempio e rovescia i tavoli. Non sappiamo se in occasione dell'episodio i guardiani del tempio lo abbiamo pestato per bene. Di sicuro a processo finito, lui avrebbe preso 15 anni per devastazione e sommossa, e i guardiani un tenero rimbrotto. Noglobal di un nazareno!

5) Capitolo miracoli. Gesù avrebbe la casa piena di tapiri d'oro. Valerio Staffelli di Striscia la notizia lo inseguirebbe sotto casa e gli direbbe: "Ma sior Cristo, ma cosa mi combina? Prendere in giro i ciechi e gli storpi con quei trucchi da ciarlatano? E la moltiplicazione dei pesci... la fanno pure i maghi di periferia..."

6) A un certo punto, Gesù difende una prostituta che sta per essere lapidata. Perché lo fa? Ha forse degli interessi nascosti? Processo per direttissima: favoreggiamento della prostituzione.

7) 13 giovani uomini che vanno sempre in giro insieme. Dormono insieme, mangiano insieme...
Ok, l'omosessualità non è un reato, per carità, ma che almeno abbiamo un po' di decenza e discrezione.

8)Giuda va dalle guardie e rivela il nascondiglio del latitante Gesù. Casualmente, dopo la confessione, viene trovato impiccato a un albero. Ma è un caso, certo... pure Roberto Calvi si era impiccato da solo a un ponte di Londra...

9) Gesù viene condannato a morte. Dopo tre giorni la sua tomba viene trovata vuota. Occultamento di cadavere. Ragazzi... per 'ste cose c'è la reclusione fino a 3 anni.


Riassumendo... qui siamo messi peggio che l'Islam e Maometto.... s'impone la solita soluzione all'italiana:
facciamo che chiudiamo tutti un occhio, e nessuno ci rimette!

venerdì 6 novembre 2009

La legge del potere

La legge del potere
Signori state tranquilli siamo ormai una democrazia civile, dove tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Però qualche episodio può essere sconcertante, come quello di quel povero Stefano Cucchi arrestato in un paese di grandi ladri e assassini in libertà, per pochi grammi di erba. Non si hanno più notizie del ragazzo per otto giorni, poi ai genitori una semplice telefonata: «Vostro figlio è morto, se volete è all’ospedale». Vanno all’obitorio. Uno spettacolo terrificante: il corpo del figlio è massacrato e quasi irriconoscibile. I poveretti chiedono all’autorità competente: «Ci dite almeno cosa è successo e perché?». La risposta è: «Nulla, nulla, abbiate sempre fiducia nelle istituzioni, nulla d’illegale». Ma allora tutto legale, anche Pinelli che «cadde» dalla finestra e gli studenti della scuola Diaz che «aggrediscono la polizia»?

(da "La voce della Lega di Rag. Fantozzi ", l'Unità, 01 novembre 2009)
http://www.unita.it/rubriche/fantozzi/90592/3

domenica 25 ottobre 2009

Mi piace l'uccello. Embè?


Un politico ricattabile per i suoi vizi privati, e che si lascia ricattare, è un problema per la gestione della cosa pubblica. Così come un politico che scambia il soddisfacimento dei suoi vizi privati con offerte di incarichi pubblici. E questo vale sia Berlusconi che per Marrazzo.
Chiarito questo, però, m'interessa prendere in considerazione l'ultimo caso di politica e puttane da un altro punto di vista. Prima, Sircana sorpreso a trattare con un viados, poi Mele coinvolto in un festino con due puttane, dopo il premier con l'harem e lo grandi scopate nel lettone di putin. Ora Marrazzo che s'arrazza solo con i transessuali.
E' un caso? No, non è un caso. I politici sono dei porci depravati. No, non credo. Non più della media delle persone. Se vi è capitato qualche volta, magari durante un'alba alcoolica di parlare a fondo dell'immaginario erotico con un vostro amico, in totale sincerità, vi sarete scoperti a confessarvi desideri senz'altro non catalogabili come 'normali'.
Gli scandali politici prima accennati costituiscono una montagna di segni che andrebbe presa come una possibilità invece che come una vergogna. La possibilità di maturare una consapevolezza che un paese cattolico come il nostro non ha mai avuto: Il sesso è un mondo a parte, e tra persone consenzienti non è mai giusto o sbagliato, bello o brutto, lecito o illecito.
Considerare la posizione del missionario e poche altre come desideri a norma di legge morale, e inaccettabile tutto il resto, crea una bolla d'ipocrisia molto pericolosa. La rispettabilità di una persona non dovrebbe mai misurarsi con le sue abitudini sessuali.
Se vivessimo in un paese in cui andare a letto con un transessuale (anche pagando, perché no?) fosse visto come uno dei tanti sfoghi possibili del proprio immaginario erotico, Marrazzo probabilmente non avrebbe ceduto al ricatto dei carabinieri. Ne avrebbe parlato alla moglie, con la coda tra le gambe per l'adulterio, ma avrebbe denunciato subito i suoi ricattatori.
Ma in Italia una vera liberazione sessuale non è mai avvenuta completamente. La sfera sessuale è modellabile ed indagabile solo dal mercato del consumo e dalle gerarchie ecclesiastiche.
Le uniche due categoria che dovrebbero essere lasciate alla porta, quando ci si appresta ad un atto di piacere puro.

Endorsement

"Hai più pensato a quel progetto di esportare la piadina romagnola?"

venerdì 23 ottobre 2009

Vedendo Videocracy ho capito perchè B. vince

Post scritto ai primi di settembre - all'uscita del film di Erik Gandini - e mai pubblicato causa lunatismo dell'autore. Brad



Sono andato a vedere il film-documentario “Videocracy” e ho capito perché SilvioB. vince le elezioni.

Ci sono andato con un po’ di riluttanza, aspettandomi qualcosa di scontato o di banale. La visione ha in parte confermato queste aspettative ma ha – più o meno casualmente – offerto qualche spunto interessante.

Per chi non lo ha visto, la narrazione si basa su quattro personaggi principali: Rick, il ragazzo che vuole diventare famoso e altri tre personaggi che famosi lo sono già, vale a dire Lele Mora, Fabrizio Corona e l’immancabile Silvio B. che (manco a dirlo) è il centro di tutto il racconto.

Sicuramente il mio socio Cipputi non mancherà di darci la sua versione (la celebre “Cipputi’s version”) ma quello che vi voglio raccontare non riguarda il film bensì le reazioni del pubblico in sala.
Come potete immaginare, questo film raccoglie principalmente gente ostile al miglior-capodelgoverno-di-tutti-i-tempi è questo non mi sorprende. Ma sentite il resto.

Cinema buio. Brusìo in sala alla vista (nell’ordine):
del ragazzo che sogna di diventare il Jean Claude Van Damme bresciano;
di Lele Mora vestito di bianco nella camera tutta bianca che fa sentire gli inni a Mussolini dal suo telefonino;
della ragazza che in un centro commerciale durante le selezioni per aspiranti veline dichiara di farlo perché sogna di sposare un calciatore.

Risolini supponenti. Poi parte la canzone “meno male che Silvio c’è” cantata da donne entusiaste e si scatena il finimondo di risate. Una coppia attempata accanto a me fa dei commenti ad alta voce che sembrano dire “ma come siamo caduti in basso”, “ma siamo in un paese di scemi?!”, “perché la gente è così stupida?”. E li mi cadono le braccia.
Non che io abbia simpatia per quelle scene ma mi viene da pensare che non ci sia da parte di chi si sganascia dalle risate il minimo interesse a capire quelle persone. Non a giustificarle ma a capire.
Il paradigma della superiorità intellettuale che sembra ammantare molti di noi de sinistra ci fa da velo nella comprensione della realtà. L’atteggiamento snob ci impedisce di vedere che ci sono milioni di persone che hanno preso e fatto propri i sogni offerti dalle tv di Berlusconi.In fondo anche chi scrive un blog sogna quel quqrto d’ora di celebrità, almeno tra i pochi contatti virtuali.

mercoledì 21 ottobre 2009

Adulti con le ali


Sono stato al cinema a vedere il film Ricky di Francois Ozon. Il film è imperfetto, mal equilibrato, e in certi momenti sembra non decollare. Gli amici che ho portato a vederlo quasi mi volevano ammazzare. Eppure a me è piaciuto e consiglio di vederlo. Parla di una donna con una figlia che vive e lavora nella periferia di una grande città francese. Scopa con un collega di fabbrica, se lo porta a vivere a casa, fanno un figlio e... e il figlio nasce con le ali.
Il seguito non lo racconto, ma da quel momento la pellicola fino ad allora dura e realistica come un film di Ken Loach, prende un'altra piega. Dopo una fase di piena burrasca, la famiglia ritrova un equilibrio, dovendo rinunciare a qualcosa di grande.
E' un film imperfetto, come la vita, che parla di vita. Di come a volte l'inizio di una relazione, o di una nuova fase in generale, comporti disequilibri, smottamenti, di come davanti ai muri si può rimanere fermi, scappare o provare a scalarli. Parla dei sogni, anche quelli bellissimi, supremi, che a un certo punto però si trasformano in piombo pesante, in figli mostri impossibili da controllare. I sogni-ricatto che bisogna lasciar volar via per essere di nuovo liberi di trovare la propria felicità.
Ricky parla infine di come rinunciare alla fantasia e alla libertà della giovinezza sia il modo peggiore di affrontare i problemi, una volta diventati adulti.
Non so se il film valga 7,50 euro. Però riflettere su certe cose, credo di si.

sabato 17 ottobre 2009

I Nobel della speranza

Autunno, cadono le foglie e l’Accademia Reale di Svezia ha premura di comunicare al mondo le proprie decisioni sui premi più ambiti, i Nobel. Ambiti ma forse un po’ arrugginiti, stantii. Per questo, probabilmente, hanno voluto ridare nuovo slancio all’iniziativa sfidando la crisi economica che occupa le prime pagine dei giornali con un’assegnazione a sorpresa: quella del premio Nobel per la Pace a Barack Hussein Obama, neopresidente americano, assegnazione prontamente definita da Furio Colombo come un «premio alla speranza» (Il Fatto Quotidiano, 10 ottobre).
Sarà, ma ho l’impressione che si tratti di un premio alla fiducia più che alla speranza, dopo appena nove mesi dall’insediamento.
Il vero Nobel alla speranza invece è quello assegnato a Olivier Williamson, soprattutto per l’Italia.
Uno dei principali campi di studio di questo economista americano è quello relativo alla perdita di efficienza di un mercato basato sul monopolio (dove un solo agente decide cosa produrre, in quale quantità e quindi a quale prezzo) rispetto ad un mercato in condizione di concorrenza. Questa constatazione apparentemente banale, tale da riaffiorare anche nelle menti di chiunque –in qualunque facoltà-abbia faticato per strappare un sudato 18 all’esame di Economia- è il principale presupposto di tutta la teoria e la legislazione antitrust. La salvaguardia della concorrenza, vale a dire della pluralità degli agenti, come garanzia di efficienza rispetto alle distorsioni monopolistiche. Da qui le famose sentenze che negli USA e in Europa (più da noi, sebbene la vera patria di queste discipline sia oltreoceano) hanno messo sotto accusa perfino il principale tra i monopolisti moderni, Microsoft. La speranza è che dalla governance degli attori istituzionali economici, come il mercato, l’impresa, la legislazione, si passi alla diffusione di una cultura plurale.
La speranza –vana, per ora- è che in Italia si arrivi a comprendere l’importanza del pluralismo nella sfera economica ed in tutte le altre, rendendo pienamente efficaci le legislazioni antitrust, spezzando le logiche corporative e (nel migliore dei casi) oligarchiche del nostro sistema produttivo. Logiche che non riguardano solo le grandi aziende italiane ex-para-forse-statali ma anche altri attori sociali quali gli ordini professionali, i micro-sindacati di categoria, le sale vip-lounge degli aeroporti (piccola stupida licenza, dovuta al fatto di scrivere in volo…).
Vorrei vedere un laureato in CTF aprire una farmacia il giorno dopo la discussione della sua tesi o a scelta una settimana dopo una festa di laurea degna di nota; vorrei non dover dare cinquemila euro (scrivasi 5.000 €) per un atto del notaio. Vorrei evitare di vedere l’amico e socio Cipputi comprare una vecchia, malconcia Lettera 22 solo per andare a fare l’esame da giornalista.

P.S. il premio Nobel per l’economia è stato assegnato ex aequo anche all’economista Elinor Ostrom (foto accanto), prima donna a ricevere il premio in ambito economico. Immediata la reazione del Re di Svezia: «Lei è più bella che intelligente!».

giovedì 8 ottobre 2009

A tratti percepisco tra indistinto brusio

Il popolo acclama, il popolo innalza, il popolo urla, il popolo rovescia. Il popolo crea feticci, il popolo li brucia, il popolo si riscalda insieme a quelli che saranno i prossimi feticci. Il popolo vive di luce riflessa e periodicamente se ne duole... con sommosse o rivoluzioni. Il popolo non riesce a non essere popolo.



"Se tu pensi di fare di me un idolo Lo brucerò,Trasformami in megafono m'incepperò,cosa fare non fare non lo so,quando dove perché riguarda solo me,io so solo che tutto va ma non va,non va, non va, non va, non va... " (a Tratti - Csi)





nota: se non fosse chiaro il post prende spunto dalla notizia dell'incostituzionalità del lodo Alfano e dalle reazioni di giubilo che si sono aperte dopo la notizia.

martedì 6 ottobre 2009

Mario Fava contro Jacqueline ( 1 )


Torna, come un rutto dopo un lauto pranzo domenicale, l'asceta polemicacone con uno dei suoi personqggi migliori: le avventure di Mario Fava, l'unico piacione goffo mai apparso nella letteratura d'appendicite degli ultimi 73 anni. A bien tot


Senta signorina, Ferma a piramide questo. erano davanti un aperitivo jaquelin e mario, arrivati da due lati lontani della città. Ognuno con il suo gruppo, mandavano avanti stentate discussioni di aggiornamento e volando di palo in frasca si pigiavano i due tre negroni che il senior robertino mungeva per loro. Memè malacanna, massetto, la cri e ada, gigi pago pegno e mario, questa era la sua formazione. Vertigo massetto aveva adocchiato un tavolino proprio strizzato contro quello della malcapitata. faccetta supermario si traballacchiava ancora nella sua polemica inutile nei confronti del suo corpo, lasciati i giardini maleodoranti, aveva preso la via del cardiofit climatizzato, pagava l'azienda e non avevi nemmeno costi di trasbordo da sopportare. Appena uscito da quella tortura il giovine non riusciva mai a gestire quella correzione d'ossigeno al suo cervello. Rosso in faccia non lo si poteva tenere, spigolando frecciatine coriandoli e ricamini su ogni parola che una donna (unico suo interlocutore dopo le 18.00) potesse attutire, quella mole omicida non lasciava scampo a nessuna. Ridevano anche le monache del monastero, le gitane ed i piloni dell'alta tensione. Una volta chiara V perse completamente la testa vedendolo aggrappato alla sua capa, classico menager asessuato e rossofuoco pigmentato, inacidito dal 1983 e serio-appassito. Quella sera mario aveva voluto forzare come sempre le sue possibilità, e la dirigente passaticcia gli sembrava una buona medaglia da collezionare. Sapeva di non poter fallire, 47 minuti di tapirulà non volevano certamente dire niente.

Fatto sta che anche la sera di jaquelin il nostro eroe aveva sbatacchiato il suo organo pompatore ben oltre i 140 bpm ed ancora ne portava il colore sul viso. Vertigo gli fa segno, sventolando la bandierina appena issata su quel territorio finalmente conquistato. Mancavano però le sedie su cui prendere residenza per quella serata e dopo aver fatto adagiare tutti il piccolo principe dello sberleffo chiese al tavolo a fianco se quella sedia era occupata. La ragazza rispondendo al suo sorriso sornione: “si, è occupata dalla borsa”, “vabbe – dice mario – basta che non ci sono coltelli e forbicine, io mi ci posso sedere comunque”. Su una risata interlocutoria la sedia viene liberata e tutto sembra finito lì. I due però sono seduti praticamente di fronte e la piccola non fa altro che buttare lì per lì sguardi incuriositi. Il mago a quel punto non può fare altro che pavoneggiarsi allisciandosi le piume come nessuno sa fare meglio di lui. Continua le chiacchere con la sua squadra ed a un certo punto prende a leggere un giornale tirato fuori non sa bene nemmeno da chi. In tutto questo jaquelin si alza a prendere da bere e poco dopo si va a sedere spalla a spalla con mario. A questo punto il ganzo del pigneto non può far altro che alzare lo sguardo da quei fogli e con un'occhiata svogliata le chiede “Senta signorina, ferma a piramide questo?”

CONTINUA...

sabato 3 ottobre 2009

L'Alluvione di Messina. Paglia, legno e mai mattoni


A Messina il fango sommerge le case e si riprende la strada. Basta qualche giorno di pioggia e le vite di migliaia di persone vengono sconvolte per sempre. Alla fine del caos i morti saranno probabilmente una cinquantina.
Di disastri del genere in Sicilia e nel sud Italia ce ne sono a migliaia. Solo che alcuni sono avvenuti, altri sfiorati, altri ancora annunciati. Le case di cartone costruite ai bordi di colline pericolose, ai bordi di un fiume in secca, sono insieme, causa, effetto, e simbolo dell'intricata realtà che si vive in molte zone d'Italia.
Io vengo da un paese di circa 42mila abitanti, tra Trapani e Palermo: Alcamo. Sta a 5 chilometri dal mare. 5 chilometri con una macchina sono circa 7 minuti, con un motorino 10. Per chi sta in una grande città, questo significa che Alcamo è vicina al mare. Nel dopoguerra, però, gli abitanti del paese pensavano che no, non erano affatto vicino al mare. Cominciarono a costruire, quasi tutti abusivamente, delle villette sulla spiaggia. Negli anni 50 il golfo di Castellammare doveva essere uno spettacolo. Una spiaggia di sabbia fina e gialla che fa un arco per 10-15 chilometri, circondata da dune e pinete. In quarant'anni circa, di questo paradiso non è rimasto niente. Chi guarda Alcamo Marina vede un tappeto di case costruite alla bell'e meglio che nascondono quasi con vergogna la costa: dalla sabbia alle colline circostanti. Per lunghi pezzi di strada percorri la statale e non vedi il mare, che sta a meno di 50 metri da te. Quasi tutte le case scaricano ancora i liquami in acqua, nonostante una legge imponga il pozzo nero. Nel corso dei decenni interi quartieri sono stati sanati.
E ogni tanto, arriva dal cielo un'alluvione e le case dalla collina vengono giù. La prima alluvione che ricordo avvenne nel '96, mi sembra. Era agosto, tornavo da un campeggio in un posto turistico sulla costa, e mi vidi davanti agli occhi Alcamo Marina invasa dal fango. La gente spalava. Pensavo che quelle robe potessero succedere solo al Nord, dove piove tanto e hanno fiumi grandi.
Nell'ultimo decennio, le frane sulle colline di Alcamo Marina si sono succedute con frequenza. Fiumi di fango scendono giù verso la statale. Lo scorso anno qualche casa dalla collina è scivolata verso il basso, travolgendo e distruggendo le case sottostanti. Per fortuna, sono state alluvioni fuori stagione, quando la zone è disabitata o quasi. Si, perché Alcamo Marina è un paese fantasma per 9 mesi l'anno, ed è proprio questo il punto. Ventimila persone si trasferiscono ogni estate in migliaia di case sulla costa, per restarci il tempo dei bagni e del sole. Circa la metà della popolazione locale.
Alcamo Marina andrebbe rasa al suolo e la costa restituita alla bellezza. Ma una persona su due, un residente su due, un elettore su due, ha una casa ad Alcamo Marina. Si è creato un mostro da cui la maggior parte di persone traggono interessi (fossero anche solo quelli di andare in spiaggia senza prendere la macchina). E' così anche ad Agrigento, a ridosso o dentro la Valle dei Templi, era probabilmente così anche a Sarno, in Campania, e chissà in quanti posti in Calabria, che vedo devastata in certi tratti di costa, quando passo col treno.
E però le case vengono giù, i paesi si sgretolano, le persone muoiono. Guardo le immagini di Messina e mi viene in mente la favola dei tre porcellini. Paglia, legno e mattoni. I mattoni costano più soldi, più tempo e più fatica. Ma sono gli unici che reggono. Mi chiedo quando si comincerà seriamente a usare i mattoni per sostituire paglia e legno dove è possibile e per costruire sicure le nuove basi delle nostre città.

Ps: l'alluvione di Messina si fa tristemente beffa dell'ipocrisia della politica e dell'informazione italiana. Tre settimane fa è stata rimandata la manifestazione per la libertà della stampa a causa della morte di 6 soldati italiani in missione in Afghanistan. Una morte che sta tra i rischi di chi va a lavorare in posti di guerra. Il paese è stato forzatamente bloccato. Oggi 50 persone rimangono senza vita sotto il fango in Sicilia, in una tragedia improvvisa e impressionante. Nessuno si fermerà, nessuno ha messo in conto la possibilità di bloccare la manifestazione per solidarietà. I morti di Messina hanno il torto di essere arrivati dopo i soldati. La solita solfa, insomma. E non possiamo rimandare tutto ogni volta che succede una tragedia.

sabato 26 settembre 2009

Gover (ovvero cover ACDC)


Ascoltando la cover di Creep realizzata da Vasco ( http://www.youtube.com/watch?v=rvUSqNPI6V8) sono incerto tra lo sdegno e lo spirito liberale del mio amico musicista Marco Pollon, che dice: «la musica è arte, ognuno la interpreta al momento, poi sta a noi decidere se ascoltarla o meno...la musica è sempre la musica..e tutto è BLUESSSSSSS» . Certo il testo è banale e anche adattato male alla musica (il na-na-na non si può sentire). Il testo della canzone originale è stato stravolto: il "what the hell am i doing here / i dont belog you" della versione originale è diventato "voglio restare insieme a te ad ogni costo". Se proprio Vasco doveva profanare il tempio dei Radiohead (e a noi in linea di massima le profanazioni, le mescolanze piacciono), poteva fare di più.

Spero solo che ora Baglioni non decida di fare una sua versione di Exit Music (for a film).

Per aggiustarsi la bocca, vi segnalo chi invece riesce a dare interpretazioni eccezionali di pezzi eccezionali:

http://www.youtube.com/watch?v=-bLloLR8GZo


Qui invece una versione dal vivo, ripresa da me medesimo durante il concerto al parco Vystavyste di Praga 23.008.09 (appena appena rovinata nei primi secondi dagli schiamazzi di qualche fesso)




Ciau Brad (nel senso di bradipo, non di brad meldhau…)

lunedì 14 settembre 2009

Il barbiere di Chaplin VS Renato Brunetta


C'è un passaggio di un film che mi ossessiona.
Ne "Il grande dittatore", il barbiere interpretato da Chaplin ritorna nel suo quartiere dopo essere stato rinchiuso in un manicomio militare per alcuni anni.
All'epoca della partenza, i nazisti erano un gruppo di esagitati che faceva presa su ampie fasce del popolo. Dopo pochi anni, non solo sono al potere, ma hanno stravolto qualsiasi legge di convivenza democratica. Il barbiere non crede ai suoi occhi. Pensa di essere precipitato dentro a un incredibile scherzo, ma è l'unico intorno a non prendere sul serio le nuove condizioni di vita.
Chaplin usa lo stratagemma dell'assenza di alcuni anni per sostenere un concetto (il concetto che mi ossessiona): vivendo dentro una dittatura che cresce lentamente non si è in grado di distinguere lucidamente le contrazioni di libertà che la società subisce. E quando queste contrazioni ricevono un'impennata impressionante è quasi sempre troppo tardi.
Lo stesso stratagemma viene usato da Roberto Benigni in un famoso sketch del '94 in una trasmissione di Pippo Baudo.
"Sono stato fuori dall'italia per un anno. Ma poi che fine ha fatto quell'imprenditore televisivo lì, Berlusconi, l'amico di Craxi, che si era presentato alle elezioni?" Risposta: E' il nuovo presidente del Consiglio. Risata incredula di Benigni. E Giuliano Ferrara? Ministro ai rapporti col parlamento. Risata. E alla difesa chi ci hanno messo? Previti. Risata. E alla cultura? Sgarbi presidente della commissione cultura. Ma chi, quello che sta sempre in tv a dire parolacce come un indemoniato ? "Dai, Pippo, non scherzare!"

E' la capacità di far passare come ragionevoli affermazioni tabù per una democrazia, che fa di questo governo, in questa fase storica, qualcosa di molto allarmante.
La Gelmini dice: "I professori che fanno politica via dalla scuola!". Sembra un'affermazione degna di dibattito. Ma non lo è. La repubblica nata dalle ceneri del fascismo poneva non a caso tra i diritti inalienabili del cittadino quello all'attività politica. Non a caso, proprio perché per vent'anni questa fondamentale libertà era stata negata a chiunque non si professasse fascista (ed è l'accusa che spesso i liberarli italiani muovono al regime di Castro e al partito unico comunista).
Quando Brunetta con gli occhi spiritati agita il dito e insulta i lavoratori della cultura e li invita a normalizzarsi, altrimenti "Bondi chiude il rubinetto dei finanziamenti", quando lo stesso Brunetta parla di parassiti, ponendo a metro di lavoro serio quello dell'impiegato (come Stalin faceva con il mito dell'operaio), evoca il furore fascista contro la libertà della cultura.
E gli ignoranti in divisa nazista che bruciavano i libri rei di diffondere idee contrarie alle loro.
E però Brunetta sembra ragionevole. Gli sprechi ci sono, è ora di farla finita con i profittatori.
Ma Brunetta non è ragionevole. Esprime il potere che esterna con ferocia una visione della cultura inammissibile in qualsiasi democrazia avanzata: "I soldi per la cultura sono i nostri. Chi non fa la cultura che ci piace e come piace a noi, non avrà soldi, e può andare a mendicare".
Non si tratta di sprechi da tagliare. Si tratta di sprezzo dell'avversario, si tratta dell'uomo col bastone in mano che minaccia e deride chi sta sotto.
A questo punto l'accellerazione improvvisa delle limitazioni di libertà (che si esprime sostanzialmente anche nei tagli all'istruzione e nella demagogia dell'odio razziale e omofobico) è alle porte. Forse è già iniziata.
Ma noi - ahimè - non siamo stati in un manicomio militare in tutti questi anni.

sabato 12 settembre 2009

Er giapponese? Te fa ‘na foto


Ma che c’avrà ‘sto giapponese di tanto buono?

Lo confesso: pur essendo cresciuto negli anni ’80 a botte di cartoni animati giapponesi più che di fighetteria disney, non provo particolare interesse né per il sol levante né per la sua cucina.

Per carità, buono il pesce fresco, leggero e con un moderato apporto i grassi e tutte cose, ma sti cazzi?! Lo so di essere un po’ troppo duro, in fondo i nooddles erano buoni, sono dignitosamente riuscito a mangiarli usando le bacchette e poi questo nome mi ricorda il protagonista di “C’era una volta in America” e quindi la sua amata ballerina (quant’è bella la scena del cantico dei cantici sul retro del ristorante…?!).

Quello che proprio non sopporto è questa fissazione per i ristoranti giapponesi, talmente pandemica che se non sei in grado di parlarne per almeno mezzora rischi di apparire una specie di disadattato. E noi siamo trentenni del terzo millennio e non vogliamo mica apparire dei disadattati. Eccheccazzo.

Tale morbo sembra aver aggredito selvaggiamente le genti lombarde, milanesi in particolare, compresi (con mia sconfortata sorpresa) molti emigranti meridionali. Napoletani e siciliani e milanesi che si sdilinquiscono parlando di sushi, sashimi, wagamomo, tempura… E io che ero rimasto ad Antonio Hinoki, Akira Kurosawa e il grande Tekuro Nakarie (noto dentista nipponico) mi sono dovuto adeguare, per tentare di restare un trentenne brillante con i miei colleghi trasferisti neomilanesi.

Prima sera: Kabuki, uno dei migliori ristoranti giapponesi di Bruxelles :-. Sono insofferente perché invece di rimanere in albergo millantando un mal di testa mi trovo di fronte ad un menù che non capisco,che non mi comunica sapore. Alla fine prendo un barca di sushi-sashimi mix che mi viene servita davvero in un piatto a forma di barca con del fumo bianco che fuoriesce. Mostro di gradire abbastanza, almeno fino a quando non commetto l’errore di assaggiare il wasabi(*). Seguono scene degne del pomodorino di fantozzi.

Nei giorni successivi è stato tutto un parlare della cena e soprattutto si pianificato il secondo appuntamento, solo rimandato a causa della mia ritrosia. Dopo qualche giorno ho dovuto cedere, ero in netta minoranza, tre contro uno, due donne e un uomo contro di me, in piena crisi di astinenza giappo.

Seconda sera: di nuovo kabuki, comincio a prendere le misure all’avversario. Ordino noddles e spiedini di tonno che sono buoni. [Che mi stia convertendo anch’io? Mo che torno a Roma devo far visita al mio esorcista di fiducia…].

Alla fine, ciò che si può trarre da questa triste storia, a parte la paura di rimanere indietro di un trentenne incline alla calvizie, è che con quei prezzi il giapponese è buono solo se a pagare è il pantalone di turno finanziatore della trasferta, anche a Bruxelles.

P.S. tra le due serate sono intercorsi alcuni giorni, in uno dei quali siamo stati al ristorante tailandese. Ma non associate mai il thai con il giapponese davanti ad un milanese, potrebbe impazzire di rabbia.
(*) wasabi: specie di crema di ravanello dal colore verdognolo e dal sapore disgustoso, proibita dalla Convenzione di Ginevra e da altri tredici trattati internazionali.

venerdì 28 agosto 2009

Impressioni di settembre



Finite le vacanze, imprimo qui le mie impressioni svolazzanti di settembre. In effetti non è ancora settembre. Ma agosto è come il secolo di Hobsbawm, breve. Per la precisione, finisce con le ferie.
Quindi, impressioni di settembre.
La prima parte delle ferie ha visto il vecchio Cipputi tentare un ritorno alla gggiovinezza con una vacanza on the road tra Andalusia, Estremadura e Portogallo. Due macchine, dieci persone, qualche sacco a pelo, e nessun progetto. La lezione che ho imparato è che con gli spagnoli, almeno quelli del sud, pensare di poter avere una cosa che somigli anche lontanamente a una tabella di marcia è pura follia. Nessun ordine, nessuna pretesa di controllo su quello che succede. Ma lasciarsi lavorare e, di tanto in tanto, trasportare dal vento.
Poi la prova di resistenza ai limiti della civilizzazione. 4 giorni per spiagge, senza bagni se non quelli del bar, senza tetto sotto cui dormire, con il vento dell'Atlantico che spazzava la capoccia che te lo sentivi circolare dentro.
Al terzo giorno, nella spiaggia di Sagres entro dentro il saccoapelo e mi spavento. Sento una puzza fortissima, c'è un barbone nel mio sacco. Sono io.
Seconda lezione, si può vivere anche con meno igiene. Ci si arriva anche ad abituare, così come a dormire all'aperto. Quando torniamo a dormire in casa mi sembra quasi una violenza non poter prendere sonno sotto le stelle.
Dopo la Spagna una settimana di pit-stop a casa. Eternamente combattuto tra la voglia-dovere di stare con la mia famiglia ("Mancu t'hai vistu" è la frase ricorrente di mia madre quando riparto) e la voglia-necessità di muovermi. Mio fratello mi chiama "lo squalo", dice che non posso stare fermo. Dice che mi rosicchio la vita fino all'osso. Io penso che di polpa da mangiare ce ne sarebbe molta di più.
Poi Praga, una città bellissima. C'è anche Brad, con cui facciamo vacanze semiseparate (magari lui poi vi racconterà la sua parte). La città è bellissima, ma noi siamo lì soprattutto per il concerto dei Radiohead. Due giorni prima nella piazza centrale riconosco il figlio di Vasco Rossi (non chiedetemi come faccia a sapere come è fatto), e il giorno prima del concerto, vedo passarmi accanto Thom Yorke, il cantante dei Radiohead. E' basso, ha i capelli unti e la faccia macinata. Lo inseguiamo per una foto. Lui risponde di no e continua a camminare. Dopo mezz'ora ci spunta di fronte in una strada che scende dal castello, mentre risponde no a un gruppo di altre ragazze che lo prega di lasciarsi fotografare. Lo immortaliamo e proseguiamo. Ed è proprio mentre lo guardo muoversi sensuale che manco Mick Jagger sul palco, mentre canta le sue canzoni, che mi arriva la terza lezione. Era un ragazzino di Oxford gracile, basso, con l'occhio guercio. Praticamente spacciato nella vita, condannato al ruolo di mostriciattolo. Ha usato la sua abilità maggiore, e adesso è un dio sensuale per migliaia di giovani. Ecco dunque la vera lezione di questo agosto intenso: non restare in potenza, esprimersi al meglio.

E buon ritorno al lavoro.

domenica 2 agosto 2009

El mundo en infradito nos espera


A questo punto Brad dovrebbe essere in quel di Sicilia di matrimonio andante.
Io sono in partenza con la nave per la Spagna. E prima di andare assolvo il compito di scrivere il post pre-chiusura agostana.
Si, lo so che nel frattempo il mondo continua ad andare a puttane, che le guerre e la fame non si fermano per andare al lido. Eppure arrivati ad agosto, tutti non facciamo altro che fare il conto alla rovescia per le ferie.
E' un grosso limite, lo so, ma vogliamo solo riposarci.
Un giorno qualcuno scriverà il Grande libro degli agosti. Sarà un libro pieno di massacri annegati nel silenzio e di colossali ingiustizie scivolate via come sorci di campagna.
E noi lo leggeremo a settembre, perché ad agosto solo letture leggere. Al massimo, un giallo di Camilleri.
Oppure, eppure, le ferie ci servono anche per essere persone migliori. Per riscoprire parti dell'essere umano che mortifichiamo 11 mesi l'anno. Quella contemplativa, per chi rimarrà steso al sole a riposare, e quella dell'avventura, per chi andrà in giro a scoprire nuovi posti, nuove facce.
In ogni caso, a tutti, auguro,
auguriamo,
Che l'estate vi sorprenda, vi dia più di quello che le avete chiesto,
e vi costringa ad ammettere che la vita è un complesso prisma che nasconde cristalli di pura gioia.

A fra poco!

mercoledì 29 luglio 2009

Quanto manca alle ferie in Abruzzo?

Mi è stata girata da un'amica una lettera da una ex studentessa fuori sede dell'Aquila.
La posto qui:

"Le ho contate, dovrebbero essere una ventina circa.

Almeno una ventina di persone, conoscenti e amici che sanno quello che è accaduto alle 3:32 del 6 aprile, ma che nell'ultima settimana mi hanno chiesto se fossi tornato all'Aquila per preparare gli esami.

Forse mi devo scusare con loro, perchè la mia risposta ha sistematicamente destato un pò di imbarazzo:
"L'Aquila non esiste più"
"Ah già, scusami"

Ah già.

Ma è giustificabile.
Ormai le reti nazionali non parlano più del terremoto dell'Aquila,
troppo prese a parlare prima della crisi coniugale del premier,
poi della crisi economica ormai superata brillantemente dalla nostra nazione,
poi della pseudo-crisi dell'amministrazione siciliana,
poi delle quotidiane crisi di nervi di questo o quel politicante.

Queste sì che sono notizie.

E quelle rare volte che si parla ancora del terremoto dell'Aquila i toni sono esaltanti,
c'è chi lo definisce "il successo del governo",
chi parla del "miracolo del premier".
Si parla di ricostruzioni avvenute,
di problemi risolti.

NON È VERO.

Le notizie riportate sono solo specchietti per le allodole,
azioni di facciata per mostrare un fantomatico intervento-lampo del governo.

La verità è tutt'altra.
La gente ormai da quasi due mesi vive in tenda, e lo fa sia negli afosissimi pomeriggi dei giorni scorsi, sia nelle notti di vento e pioggia, come questa.
E quelli che sono negli alberghi sulla costa si godono ancora per poco il sogno di una lunga e gratuita vacanza al mare, ormai in attesa (a giorni) di essere messi alle porte in vista dell'inizio imminente della stagione balneare.

Di costruzioni per ora nemmeno l'ombra, perchè fino al G8 dell'Aquila si deve lavorare per accogliere i rappresentanti delle più grandi nazioni del mondo.

A mandare avanti la baracca ci sono i volontari della Protezione Civile, i volontari dei Vigili del Fuoco, i volontari delle varie Associazioni di Pubblica Assistenza, che si spaccano la schiena per mantere vivibile la condizione ma sempre più si lamentano della scarsa presenza dello Stato, della scarsità di fondi (3.1 miliardi in 24 anni sono BRICIOLE), dei ritardi nei lavori (ad ora, nessuna delle promesse fatte nelle subito successive al terremoto è stata mantenuta).
E se si lamentano di ciò i volontari che dopo una settimana tornano nelle loro tiepide case, come direbbe Primo Levi, pensate come possono stare le persone che una casa dove tornare non ce l'hanno affatto, che non sanno più cos'è la privacy, che sognano una doccia dignitosa.

Non mi sembra il quadro di un successo, questo.
Non mi sembra una situazione risolta.

Lo scopo di questa mail è solo ricordare a tutti che non sentire più notizie in tv non vuol dire che ora tutto sia tornato alla normalità.

RICORDATELO: L'EMERGENZA NON È FINITA.

Invia questo messaggio almeno a 10 persone, te ne prego.
Se non lo farai non ti accadrà nulla di male,
se lo farai non avrai soldi o amori stucchevoli.

...ma solo, nel frastuono del niente quotidiano occorrono tante piccole grida per ricordare cos'è
un briciolo di dignitosa umanità.

Grazie di cuore

Un ex-residente all'Aquila"

lunedì 20 luglio 2009

Genova + Otto


Oggi è l'anniversario della morte di Carlo Giuliani, il 20 luglio del 2001.
Non avevo mai scritto nulla su quei giorni terribili di Genova. Non che avessi rimosso, ma hanno rappresentato uno squarcio così profondo sulla mia vita che non me l'ero mai sentita di sedermi e scriverci sopra qualcosa.
Per me Genova 2001 rappresenta la presa di coscienza, il passaggio all'assunzione della responsabilità. In quegli stessi giorni, i miei più cari amici andavano a Lampedusa per una megavacanza di mare e scorpacciate di pasta con i ricci. Nelle loro foto spensierate c'è un solo spazio vuoto. Il mio. Dovevo andare al G8. Ci ho messo mesi di training per convincere mia madre al telefono che non sarei andato a morire. Poi in effetti, dentro qualcosa di simile alla guerra ci sono finito. Colonne di fumo denso e nero, elicotteri assordanti, e poi la paura.
Genova è stato il luogo dove ho conosciuto il panico puro.
La prima volta la mattina del 20 luglio. Non riuscivo quasi a respirare. Stavo per restare a piazza Manin, il luogo in teoria più pacifico, dove poi la polizia ha massacrato i manifestanti, ma poi fortunatamente ho deciso di seguire i miei amici a Piazzale Corvetto, ed è andata meglio.
Poi la notizia dell'uccisione di Carlo.
Attraversare la città in guerra con i gruppi di Black Block che ci sfilavano veloci di lato. Le macchine capovolte e carbonizzate. Non credere ai proprio occhi.
Poi finalmente a piazzale Kennedy. Rinchiusi, con la polizia fuori ad attendere le prede. Una banca in fiamma con il fumo nero che saliva appiccicato alla parete del palazzo.
Chiusi dentro lo spiazzale, megafoni, tentativi di organizzare una reazione. Fari della polizia dall'alto. E l'incredulità negli occhi di tutti. Carlo Giuliani è morto.
Il giorno dopo mi sono svegliato sull'erba umida di un campo di calcio. Di nuovo panico, nausea, voglia di vomitare. Voglia di scappare. Impossibile. Sapevo che non avrei mai potuto. Me lo impediva una voce che veniva da dentro. Devi restare. Ero dentro una gabbia, e le sbarre erano la mia coscienza.
Poi la marcia dei 300mila. Agnelli terrorizzati che trovano coraggio nello stringersi ed essere in tanti. E ancora corse, occhi terrorizzati, lanci di sassi, lacrimogeni acri nella gola.
Poi su un Pullman per la fuga. Una signora di sessant'anni salta su con la testa rotta e incerottata. Arrivo a casa a Siena alle 2 di notte, accendo la tv e c'è rainews24 in diretta dal massacro della scuola Diaz.
E poi, ragazzi che raccontavano le torture, nei giorni a venire. l'angoscia nei mesi successivi ogni volta che vedevo una pattuglia di polizia o sentivo un elicottero.
Dobbiamo stare uniti, se rimaniamo a casa adesso è finita, hanno vinto loro. Non siamo rimasti a casa. Abbiamo continuato almeno fino al Social Forum di Firenze nel 2002. Un milione di persone che danzano per esorcizzare la morte nel cuore.
Ci riusciamo. Ma dura poco. Ognuno sceglie poi una strada diversa. Qualcuno, tanti, tornano a casa. Tutti alla lunga, tornano a casa.
Genova è passata. Ma come potevamo noi restare gli stessi? Come potevamo con Carlo disteso nel sangue di piazza Alimonda?

martedì 14 luglio 2009

Contro il decreto Alfano

Da futuroprossimo.blogosfere.it:


Il futuro della Rete italiana è in pericolo: varie iniziative legislative hanno negli ultimi anni cercato di mettere il bavaglio a internet.

Ultime tra queste è il cosiddetto “Decreto Alfano” che prevede l’obbligo di rettifica per il blog entro 48 ore dalla richiesta della magistratura equiparando cosi, blog e siti personali, alle testate giornalistiche regolarmente registrate.

Le sanzioni penali e gli obblighi che imporrebbe il decreto sono inaccettabili per chiunque ha a cuore la libertà d’informazione e di espressione su internet.

Dal testo del DDL:

"

1. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il terzo comma è inserito il seguente: “Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”

"

Se i blogger fossero costretti a rettificare entro le 48 ore, come previsto dalla nuova legge, molti di loro, non disponendo di adeguata copertura, si troverebbero nella condizione di smettere di scrivere.

E’ per questo che anche Futuroprossimo ha deciso di aderire al primo sciopero dei blogger al mondo promosso da Diritto alla Rete contro l’emendamento previsto dalla legge Alfano.

Il nostro modo di protestare sarà quello di portare all’attenzione di voi Lettori questo attacco alla libertà e alla pluralità d’informazione. Inoltre invitiamo a firmare la Lettera di protesta “no rettifica” al Senato: http://www.firmiamo.it/norettifica

Domani un post sempre in evidenza ricorderà a tutti i motivi dello sciopero, ma la programmazione consueta di Futuroprossimo proseguirà, perchè non è giusto che una protesta danneggi i lettori, da sempre il vero motore dei blog e della rete.

Tacere domani significherebbe consegnare la gestione di questo sciopero proprio ai media tradizionali, che tanto stanno latitando nella copertura informativa di molti degli eventi fondamentali del nostro paese e del Mondo.

Per chi volesse partecipare anche 'de visu' alla manifestazione, 14 Luglio 2009 in Piazza Navona, ore 19:00 . Portate un bavaglio di stoffa (mi raccomando, coprite solo la bocca e non venite certo a volto coperto: ci vuole poco a trasformarvi tutti in terroristi, basta un titolone a 4 colonne di qualche giornale 'in buona fede').

sabato 11 luglio 2009

CastAway


Visto che Brad, ancora stordito dalle atmosfere tropicali, si rifiuta di scrivere il benedetto post post sul Venezuela (chissà quante cose che avrà da nascondere), mando avanti io la baracca, continuando a menarmela con sta storia di Michale W Colletti (ormai ne sono nauseato, ma siamo alle ultime cartucce).
Alla fine, mercoledì 8 abbiamo fatto il fatidico casting al Beba do Samba. C'era tanta bella gente, tra cui qualche amico del Blog. A un'ora indecente si è presentato Brad di giaccravatta vestito, dopo un lungo aperitivo con le colleghe (a proposito, chissà quando si deciderà a presentarle al dolce Cipputi, per ricambiare le vagonate di pilu che gli ha presentato negli ultimi anni).
Brad è stato naturalmente fotografato, con la sua faccia da Happy days.

Insomma, serata godibile, a partire da due giovanotti che si sono presentati ben vestiti convinti che di nu casting vero aggressivo si trattasse. Il vecchio Cip ha dovuto faticare non poco per dirgli che di burla si trattava, senza rischiare il linciaggio, e convincendoli a farsi immortalare comunque.

Sotto, vi linko l'articolo uscito sul sito del settimanale Il Salvagente, in cui Cipputi, adottando lo pseudonimo di bandiera Bradipo Nevrotico, dispensa opinioni più o meno lucidi sull'operazione W Colletti. Attenzione, perché trattasi della prima intervista rilasciata dall'entità Bradipo Nevrotico a terzi.

Signori, praticamente esistiamo e tra un po' saremo in 3d. Come "S.Valentino di sangue".




"Un Book per Papi". Al via un casting decisamente irridente - Il Salvagente


Ndr - Nelle foto in ordine di apparizione Brad e Cipputi

lunedì 6 luglio 2009

Post post

L'uccellino mi ha detto che Brad è tornato dal Venezuela.
In ordine sparso vogliamo sapere:
Quanto ti è piaciuta Caracas?
Aneddotti di vario genere e razza?
Sei andato a controllare nei peggiori bar della città qual è effettivamente la marca di rum servita?
Quante rapine hai subito/sventato?
Quante trombate hai fatto/sventato?
Hai seguito la nuova moda venezuelana indicata nella foto?

Insomma, il blog esige il post post viaggio.

domenica 5 luglio 2009

Michale W Colletti cerca Bradipi Nevr(er)otici

Ebbene cari lettori del blog, il vecchio Cipputi ne ha combinata una bella. Insieme a un gruppo di satiri della peggio risma, ha organizzato un bella bufala mediatica ben tarata sull'italia dei magnaccia di stato.

Un finto casting per veline nei ministeri che ha fatto breccia in centinaia di giovani aspiranti e che ha conquistato i media nazionali. La Homepage di Repubblica.it per due giorni (dove viene citato anche "Bradipo nevrotico", come pseudonimo scelto da Cipputi per l'operazione) e poi Articoli su ePolis, Leggo, Libero (Cronaca romana), e tre righe sul manifesto. In più qualche radio e a detta di un'amica un tg.
Per pigrizia vi copio l'articolo di Repubblica, invece di raccontarvi tutto di prima mano (magari poi ci ritorno). E soprattutto vi invito a venire alla serata casting mercoledì 8 luglio dalle ore 20 al Beba do Samba (via dei messapi, Roma). Sarà un casting-festa in puro stile goliardico e battagliero. Non mancate. Brad e Cipputi ci saranno, of course.

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Un'agenzia romana inventa una ricerca di volti nuovi. Un manifesto improbabile
e un invito ammiccante: "Non serve diploma". Centinaia di ragazze aderiscono

"Una scorciatoia per il successo"
E molte abboccano al falso casting

L'ideatore: "Abbiamo pensato alla 'mentalità Noemi'. Non credevamo che tante
ci sarebbero cadute. Ora diventerà un gioco... E i book li manderemo al premier"
di RANIERI SALVADORINI


"Una scorciatoia per il successo" E molte abboccano al falso casting

Il manifesto apparso sui muri di Roma

ROMA - Michael W. Colletti offre una "scorciatoia" alle "belle presenze" per "entrare nel mondo che conta", così dicono i volantini che tappezzano la capitale. E la bufala satirica che fa la parodia di Berlusconi fa presa davvero, al punto che "meglio dirlo, che è solo uno scherzo".

"Claim starbiz your chance". "Non serve un diploma o una lunga carriera politica, ma solo cortesia, una faccia pulita, una piacevole presenza e, perché no, un po' di spirito d'avventura". Sullo sfondo, una ragazza seminuda, focus sul lato B, dove è impresso lo slogan: "Yes we can". E l'invito a presentarsi per un "casting", perché "possiamo offrirti una corsia preferenziale per la tua carriera". L'Agenzia di Michael W. Colletti, ha un sito Internet e una pagina Facebook, con amicizie "curiose", come la rivista di satira Frigidaire, l'umorista Diego Bianchi, o La Nuova Ecologia.

E allora facciamo amicizia. Anche perché Michael W. Colletti in fondo sente di volersi "svelare". "Era talmente grottesco il manifesto che non pensavamo che qualcuno ci potesse credere davvero" - spiega "Kajano", fumettista, uno dei ragazzi del gruppo di "satiri" che ha messo in giro la bufala. E invece centinaia di ragazze, "incuriosite" dall'idea che è "questo il momento, tra elezioni, scandali e rimescolamenti, che si aprono spazi per i volti freschi dello spettacolo italiano" hanno "bussato" al profilo fantasma di Michael, chiedendo di fare amicizia.

Il casting ci sarà davvero, mercoledì 8 luglio (al Beba Do Samba, a San Lorenzo, ore 20), e "quando me le sono raffigurate lì, magari accompagnate dalle mamme, come mi è capitato spesso di vedere per annunci assurdi, mi ha fatto molta tristezza - dice Arnald, un altro del gruppo, di cui fanno parte anche "bradipo nevrotico" e "pseudonimo"". Ma anche nomi più "noti" della satira "impegnata", come Gianpiero Caldarella. "Il nostro obiettivo - prosegue Arnald - non è certo umiliare le persone, ma evidenziare che si è perso ogni rapporto con la realtà perché il lavoro non è più pensato come qualcosa che si costruisce giorno per giorno, tutti cercano una scorciatoia".

"Qualcuno deciderà per me". Racconta Kanjano che "Noemi è stata la vera ispiratrice, è emblematica: una ragazza carina, un po' frivola e probabilmente ignorante, che crede che politica e spettacolo siano interscambiabili". Ma quello che ha colpito gli umoristi non è solo la confusione tra i due mondi, ma anche la "delega", il fatto che "fa lo stesso, perché tanto a decidere sarà Papi". Così come quelle mamme che Arnald si sarebbe imbarazzato a vedere mentre accompagnavano le figlie a farsi fotografare da Michael, "una sorta di Fabrizio Corona senza tatuaggi, un "ammanicato" sulla scia di Tarantini, uno che ha fatto una carriera veloce, il cui slogan è: "Il mio obiettivo è il tuo successo"".

Il calendario di Michael.
"Lo vedrete domenica per le strade di Roma , dice Arnald, nei luoghi simbolo della città, a fare foto a una bella modella, in costume, sfruttando la strada come set e a fare pubblicità al suo studio di Casting". Il tutto, ovviamente, sarà messo in circolazione su YouTube, ma per il momento clou si deve aspettare mercoledì, quando ci sarà il Casting. "Speriamo che le persone che verranno abbiano voglia di giocare - dice Kanjano, che però non vuol anticipare troppo - useremo gli spazi del locale, dal bancone al bagno, ma saranno soprattutto i personaggi e l'abbigliamento a parlare, attraverso lo scatto ciascuno potrà raccontare la sua storia". Spiegano i ragazzi che il book verrà poi stampato e mandato alle sedi del Governo, "a cominciare - se ci fosse il bisogno di dirlo - dal Presidente del Consiglio, ma anche alle redazioni giornalistiche che hanno omesso questa vicenda degradante o alle trasmissioni che incoraggiano le varie veline o meteorine".

Chi lo dirà a April Reyes? Una delle tante ragazze che hanno contattato Michael mostra una lattina di birra tra i seni. Ce ne sono di più sobrie, certo, ma alcune "sono talmente grottesche - va avanti Kanjano - che non puoi che leggerle come finestre su altri mondi, cose di cui nemmeno immagineresti l'esistenza". Forse, le conosceremo mercoledì. "Se verranno sul serio, non ci sono dubbi, una foto ben fatta se la sono meritata".

venerdì 26 giugno 2009

Diario Venezuelano # 4

Fabrica Santa Teresa - el primero ron de Venezuela

Visita guidata alla fabbrica, sembrava una fazenda da telenovela...

Quanto ron (dentro e fuori). La busta ne è una prova. Oltre alla guida turistica che spiegava i cicli di coltivazione della canna (da zucchero) e di distillazione, ci hanno anche fatto delle scenette in costume con la ricca e bella padrona bianca -i fondatori erano tedeschi- e lo schiavo nero-meticcio.

Gradito omaggio, un bicchiere da rum e cola piuttosto grosso, prontamente svuotato (ore 11)

martedì 23 giugno 2009

Sputeranno sulla nostra tomba


Gli amici di Ucuntu, quotidiano online dall'inferno di Catania, fatto di mafia e di tanta tanta rassegnazione, lanciano un appello. Non si parla di mignotte, nemmeno di Gomorra. E' una storia vecchia, e per questo necessita di maggiore attenzione. Ognuno, se lo sente,  faccia la sua parte...



Appello per “I Siciliani”


Dopo l’assassinio mafioso di Giuseppe Fava, il 5 gennaio 1984, i redattori de I Siciliani scelsero di non sbandarsi, di te nere aperto il giornale e di portare avanti per molti anni la cooperativa giornalisti ca fon data dal loro direttore, affrontando un tem po di sacrifici durissimi in nome della lotta alla mafia e della libera informazio ne. Anni di rischi personali, di sti pendi (mai) pagati, di solitudine istitu zionale (non una pagina di pubblici tà per cinque anni!)


22 giugno 2009, di Redazione 

 


Oggi, a un quarto di secolo dalla morte di Fava, alcuni di loro (Graziella Proto, Ele na Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza e Lillo Venezia, membri allora del CdA della cooperativa) rischiano di per dere le loro case per il puntiglio di una sentenza di fal­limento che si presenta - venticinque anni dopo - a reclamare il dovuto sui po veri de biti della cooperati­va. Il precetto di pignoramento è stato già no tificato, senza curarsi d’attendere nemme no la sentenza d’appello. Per pa radosso, il creditore principale, l’Ircac, è un ente re gionale disciolto da anni.

E’ chiaro che non si tratta di vicende perso nali: la redazione de I Siciliani in que gli anni rappresentò molto di più che se stes sa, in un contesto estremamente dif ficile e rischioso. Da soli, quei giovani giornalisti diedero voce udibile e forte alla Sicilia onesta, alle decine di migliaia di siciliani che non si rassegnavano a convivere con la mafia. Il loro torto fu quello di non dar spazio al dolore per la morte del direttore, di non chiudere il giornale, di non accetta re facili e comodi ripieghi professionali ma di andare avanti. Quel torto di coerenza, per il tri­bunale fal limentare vale oggi quasi cen tomila euro, tra interessi, more e spese. Centomila euro che la giustizia catanese, con imbarazzan te ostinazione, pretende adesso di incassa re per mano degli uffi ciali giudiziari.

Ci saranno momenti e luoghi per appro fondire questa vicenda, per scrutarne ra gioni e meccanismi che a noi sfuggono. Adesso c’è da salvare le nostre case: già pi gnorate. Una di queste, per la cronaca, è quella in cui nacque Giuseppe Fava e che adesso, ereditata dai figli, è già finita sotto i sigilli. Un modo per affiancare al prezzo della morte anche quello della beffa. La Fondazione Giuseppe Fava ha aper to un conto corrente (che trovate in bas so) e una sottoscrizione: vi chiediamo di darci il vostro contribuito e di far girare questa ri chiesta. Altrimenti sarà un’altra malinconi ca vittoria della mafia su chi i mafiosi e i loro amici ha continuato a combatterli per un quarto di secolo.

Elena Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza, Graziella Proto, Lillo Venezia

I bonifici vanno fatti sul cc della "Fonda zione Giuseppe Fava" Credito Siciliano, ag. di Cannizzaro, 95021 Acicastello (CT) iban: IT22A0301926122000000557524 causale di ogni bonifico: per "I Siciliani"