venerdì 26 dicembre 2008

Bradipodcast

Hi everyone, I thought you might enjoy my podcast: bradiponevroticos Podcast

- - Cipputi

mercoledì 24 dicembre 2008

(Rumore di renne)

Minchia... è Natale..
Passatevelo dignitosamente.

mercoledì 17 dicembre 2008

Questioni immorali



Sarà che i magistrati alla Woodcock si sono messi d'accordo per accanirsi contro il Pd, oppure - come dice l'adagio popolare - chi pratica lo zoppo comincia a zoppicare (e chi è lo zoppo in Italia, lo sappiamo tutti)?




Comunque sia, Veltroni si risparmi frasi del genere "Questo non è il mio Pd".

Per fare un esempio cretino: Se scelgo come babysitter per mio figlio una ragazza inquisita per maltrattamento, quando non addirittura condannata per sevizie, non è che quando torno a casa e trovo il bimbo spiaccicato contro un muro, posso urlare "Cosa hai fatto?? Questo non è il mio bebè!".

lunedì 15 dicembre 2008

Di acqua sotto i ponti


Di tutta questa storia della piena del Tevere - evento così ansiogeno che venerdì all'ora di punta dell'arrivo della grande onda io e Brad stavamo ballando come scalmanati senza dignità in un club di San Lorenzo - restano da fare solo due considerazioni, una negativa e una positiva:

1) La negativa: Perchè e quando esattamente nel corso dell'ultimo ventennio si è deciso tacitamente che i fiumi non avrebbero più straripato, bensì "esondato"? Era tanto più bella e carica di storia quell'altra parola...

2) La Positiva: A causa dell'allarme, il sindaco Paperoga Alemanno ha ordinato di annullare tutti gli incontri previsti all'auditorium Parco della Musica. Tra i quali c'era, non riesco manco a dirlo, una "Lezione di giornalismo" di Gianni Riotta. Quando si dice culo...

sabato 13 dicembre 2008

Sei sei davvero così divertente, perchè stanotte dormi solo?

C'è una canzone degli Smiths, cantata da Jeff Buckley, che mi ha fatto conoscere un'amica.
Si chiama "I know It's over" è la considero un piccolo gioiello da osservare quando alcune cose sembrano perdere senso.
Qualcuno dice che i gioielli bisognerebbe tenerli nascosti.
Io che nella vita non ho saputo fare altro che disperderli, nella speranza che li raccogliesse qualcuno più capace di me di goderne, offro questo piccolo gioiello ai 25 lettori del blog. Che sono veramente 25 contati, mica come quelli di Manzoni.


mercoledì 10 dicembre 2008

Palombella Rosa?


Stamattina trovo su Repubblica online un articolo che parla della guerra intra-Pd tra Massimo D'Alema e Walter Veltroni, che involontariamente spiega in maniera semplice i miei tentativi degli scorsi mesi di far comprendere agli amici perché tra Vendola e Ferrero, comunque preferivo Ferrero.
L'articolo a firma Goffredo De Marchis, secondo il mio punto di vista, conferma il parallelismo che sostengo da tempo, dileggiato dagli amici riformisti, tra Veltroni e Vendola.
Vel e Ven - come sa Brad, che cita con affetto ma senza adesione questa frase - "sono certamente più moderni di Ferrero. Lo è anche Berlusconi. Il fatto è che a me questa modernità non piace, non la voglio."

Ecco il pezzo dell'articolo di Repubblica:
"Con un voto della direzione sulla piattaforma annunciata dal segretario, il cosiddetto Lingotto 2, che conferma la vocazione maggioritaria del Pd, punta a un bipolarismo netto, privilegia come momenti fondativi le primarie del 14 ottobre e il Circo Massimo a un'organizzazione vecchio stile del partito, sarà difficile trovare una sintonia con le posizioni di D'Alema".

Con tutti i limiti e gli anacronismi... tra un partito vero e una macchina per organizzare eventi e convention, continuo a preferire il primo.

martedì 9 dicembre 2008

expat-prague, politica humor e birra

Può una persona che nasce di fronte al mare, in una bella cittadina con la Rocca borbonica, abbandonare tutto e partire verso una piccola città della Toscana, senza più sentire il fruscio delle onde mentre beve il caffè la mattina?
Può dopo qualche anno trasferirsi dapprima nell’impervio entroterra dell’aspromonte e poi partire per Manchester per poi approdare a Praga, passando da Budapest?
Se Guido ci riesce è perché la sua inquietudine lo guida nell’esplorazione e la curiosità gli causa una gran sete di nuovi mondi e persone (che mondi sono anch’esse). Da sempre.
Con lo spirito che animava gli homo sapiens scopritori di nuove terre prima che la sedicente evoluzione li facesse regredire allo stato di bradipi sedentari.
Il suo nuovo blog (EXPAT-PRAGUE, politica humor e birra) sarà di certo una scoperta.

venerdì 5 dicembre 2008

SaviAMO? (Sull'ipocrisia dell'antimafia delle petizioni)



La solidarietà allo scrittore Roberto Saviano continua e si moltiplica.
Io sto con Saviano, Saviano amico mio, Siamo tutti Saviano, Saviano sono io.
Manca solo SaviAMO, ma sono sicuro che tra non molto qualche sensibile creativo dell'interland milanese tirerà fuori anche questo slogan.
Cosa è che non mi convince di tutta questa solidarietà che cade a valanga su Saviano?
Non la storia che "lui è già famoso, diamo appoggio ai tanti che lottano contro la mafia nell'ombra", come se il successo fosse un premio, o anche solo un fattore considerevole, nella dialettica che contrappone legalità a illegalità, conformismo a resistenza civile.
Questa melassa di solidarietà non mi convince per un motivo che tra l'altro non ha nulla a che vedere con Saviano, che di questa situazione non ha nessuna colpa.

Il fatto è che rendere una persona un simbolo, un idolo, è il modo peggiore per starle vicina. Gli idoli per definizione sono soli, destinati a una solitudine perenne, causata dall'inconciliabile situazione di asimmetria nei rapporti personali.
Senza voler accostare un buono scrittore al figlio di Dio, faccio un esempio terra terra:
Prima di morire, nell'orto dei Getsemani, Gesù Cristo, attorniato dai suoi discepoli, si sente solo.
Perché è l'unico che andrà morire in croce il giorno dopo, certo. Ma soprattutto perché solo lui ha avuto il coraggio della testimonianza totale. Gli altri, incapaci di rischiare tutto per un'idea, si sono accontentati di accomodarsi un passo dietro e dichiararsi fedeli, seguaci, fan, subordinati. Quale vicinanza può esserci tra un idolo e un idolatra? Se non posso chiamare "stronzo" Saviano, quando fa lo stronzo... di che vicinanza mai posso parlare?
C'è un'altra questione, poi, che mi lascia molto perplesso riguardo agli atteggiamenti della società civile italiana nei confronti di Saviano.
Fare di un uomo normale, nato e cresciuto nella stessa realtà di chiunque altro, un essere speciale, straordinario, quasi un alieno, è un modo sottile di impacchettare le proprie responsabilità e abbandonarle su una barca alla deriva.

Io sto con Saviano significa Saviano mi rappresenta, la sua lotta è la mia. Ma lui la fa meglio. Quindi, ci pensa lui, anche perché è evidente che certe cose tocca farle a persone straordinarie come lui, persone che il caso fa nascere col contagoccie. E io sfortunatamente sono nato normale, posso solo appoggiare Saviano, comprare i suoi libri, firmare le sue petizioni, guardarlo in tv quando fa un'intervista, indignarmi quando non riceve un riconoscimento meritato. O meno ipocritamente sarebbe giusto dire: ma lui si è già inguaiato, io ancora no. (E non lo sarò mai).

Appoggiare Saviano significa tradire la sua lotta. Almeno quando lo si fa in una maniera fanatica degna di una groupie di rock band (Sarà un caso che il faccione di Saviano Campeggia sulla copertina dell'ultimo numero di Rolling Stone?).
E poi, cosa triste ma vera: gli idoli prima o poi vengono bruciati (in questo caso intendiamo solo metaforicamente). Per stanchezza, per noia, per mettere a tacere le proprie contraddizioni.
O perché semplicemente... a un certo punto la festa deve finire e bisogna tornare a occuparsi di cose serie.

Vizi e Lazzi


I vizi, più o meno tutti i vizi, danno alcune piccole soddisfazioni ma preparano l’incombente arrivo di spiacevoli imprevisti. Per questo bisognerebbe emanciparsi dall’incubo delle passioni, come cantava Franco B., sapendo che queste altro non sono che le sorelle nobili e fighette dei viziacci.
Lunedì sera. Serata meteorologicamente incerta, come ormai siamo abituati a sopportare in quel pisciaturo che è diventata la capitale. Nonostante ciò, il tabagismo (vizio dannosissimo indotto dal cinema, con le pose di Humphrey Bogart e Clark Gable) mi spinge a uscire dalla mia tana bradipa, con il compito di andare a comprare le sigarette al distributore automatico. Nel momento in cui prendo la decisione comincia a piovere. “Sei sicuro?” mi chiede il sergente maggiore senza troppa convinzione, visto che prendo anche le sue Winston Churchill Blue. “Sì” rispondo, incurante.
Arrivo al portone di casa e la pioggia sembra aumentare. L’abbigliamento è approssimativo, da dopo-cena casalingo: tutone imitazione fruit-of-the-loom con cavallo molto basso, comprato al mercato di Siena un mercoledì del primo anno d’università; scarpe da ginnastica alla Michael J. Fox di Ritorno al futuro, maglione regalo natalizio di ex ragazza. Ombrello, che ve lo dico a fare?, scalcagnato, stortigliato, comprato per due euro all’uscita della metro. La pioggia si intensifica, il tutone si inzuppa e io rido pensando alla scena fantozziana di cui sono protagonista. Ma non è pioggia: il tempo di arrivare all’angolo della strada ed il rumore delle gocce si trasforma in un ticchettìo sul polietilene dell’ombrello. La grandine si riversa sulla mia testa e, forse, sulla città. Penso che mancano solo le cavallette e la morte dei primogeniti maschi per sentirmi protagonista di un remake de “I dieci comandamenti” con Charlton Heston-Mosè. Le auto per strada si fermano, i motorini si riparano ma io proseguo stoico nel percorrere quei duecento metri che mi separano dalla grande T. Arrivo al distributore. L’ombrello, che reggo col mento per evitare che tutti i soldi mi cadano nella serranda, si piega e si spezza. Ci metto un quarto d’ora perché ho tutti pezzi da 10-20-50 centesimi. Fatto. Gamel e Winston Churchill. Tlac, tlin.
È ridiventata pioggia e mi incammino verso casa mentre schiaccio coi piedi i chicchi di grandine depositata sull’asfalto, con lo stesso rumore di Indiana Jones mentre schiaccia gli insetti nel passaggio segreto del tempio indiano.
Penso alle schiavitù cui siamo soggiogati, per esempio il fumo. La pioggia rallenta fino quasi a scomparire quanto più mi avvicino al portone di casa. Penso che fumerò una sigaretta ma decido di affrettarmi a varcare il portone di casa, prima che il dio incas della pioggia (anti-tabagista radicale e pedante) scopra le mie intenzioni e mi punisca nuovamente con un tifone, un tornado o un assalto di testimoni di geova. Mentre salgo un tuono in lontananza somiglia molto ad una sarcastica risata.

mercoledì 3 dicembre 2008

'A Fregna Regna


Qualcuno vuol dirmi gentilmente perchè da quando si parla di questa storia dell'Iva in più che il Berlusca vuol far pagare a Sky (tra l'altro stavolta non ha neanche torno, giuridicamente), tutti MA DICO TUTTI, i giornali su carta e su web accompagnano la notizia non con la foto di Murdoch o di Berlusconi, ma con quella di Ilaria D'Amico??

E perché ogni volta che leggo una notizia del genere, accompagnata da una foto del genere, è come se sentissi risuonare dentro la testa la voce raschiata di Lando Fiorini che in pesante romanesco dice:
"Si, è vero... 'a crisi, er confritto denteressi, 'a sudditanza ssicologgica nei confronti dei grandi clebb, e mettece pure er buco doozono...
Ma 'a FREGNA.... MA QUANTO CE PIACE 'A FREGNA A TUTTI NOI, NE VOLEMO PARLA'? O dovemo ancora sta' sotto erricatto daa censura papalina e bigotta?"

Che dire? Spirito di Lando... dai tregua al giornalismo italiano...

lunedì 1 dicembre 2008

Fulvio su Diseducational Channel!


Fulvio Abbate è uno scrittore e un giornalista. Ha scritto romanzi e saggi, di cui uno su Pasolini, che lo stesso Abbate cita spesso con evidente ammirazione. Tra le cose che ha scritto c'è una guida su Roma fatta di luoghi della mente e personaggi vissuti, che qualche mese fa aveva scalato la classifica dei libri più venduti, ma anche un divertente pamphlet sul conformismo di sinistra scaricabile gratuitamente online (Anche se nel libricino mi maltratta Battiato, e questo non è bello!).
Abbate ha scritto per 20 anni all'Unità. Negli ultimi, aveva una rubrica fissa. Appena arrivata, la nuova direttora Concita de Gregorio lo ha licenziato in tronco (anche se tecnicamente si trattava di una collaborazione). Tra le possibili motivazioni per cui Abbate non piace alla De Gregorio, potrebbero esserci le sue posizioni critiche nei confronti del leader del Pd, riassunte - secondo il sottoscritto - meravigliosamente nella frase: "l'opposizione di Veltroni è musica leggera per ceti medi".
Purtroppo per la De Gregorio, Fulvio Abbate è un folle. Nel senso più nobile della parola, naturalmente. Reduce con qualche malinconia dal movimento del 77, di cui ha mantenuto lo spirito anarcodadaista e situazionista, Abbate si è fabbricato una webtv in casa.
Si chiama Teledurruti, "la televisione monolocale", come dice lui, e consiste in una serie di brevi filmat che lo scrittore manda online più o meno quotidianamente, dal suo studio. E' possibile vederlo mentre balla scatenato a suo di musica, mentre risponde a Miuccia Prada sbucciando una patata, con la parrucca verde mentre risponde alla posta del cuore nei panni di FulviA Abbate. Nel mezzo, propone il suo pensiero politico/poetico con leggerezza e autoironia, a flusso continuo, senza preoccuparsi della vita che irrompe nel video, sia la figlia che urla o il gatto che fa i capricci.
Tutto questo per dire, che forse è ancora possibile trovare da qualche parte la disordinata purezza artigianale che tanto invidiamo ai giovani di 30 anni fa.

Per dare un saggio di cosa è capace Fulvio Abbate, linko due video di teledurruti: uno in cui il Nostro si esprime su Facebook (e su un misterioso ingrediente..) e uno in cui commenta la decisione spagnola di togliere i crocifissi dalla classe. Buona visione.

Ogni tanto ricordatevi di lasciare il volante della vita. E se proprio dovete frenare... fatelo in derapage.

sabato 29 novembre 2008

Iris, l'altra metà del cielo di Universo Fava


Continua la saga di Universo Fava.

Oggi, con un po' di ritardo, pubblichiamo l'intervento di Iris, l'amica e la coscienza critica di Mario Fava.


Il merito di Mario Fava è quello di aver sbloccato la mia stitichezza con i suoi racconti. Mario Fava è uno dei miei amici più cari, di quelli che non riescono a confidarsi completamente con una donna, ma che dinanzi alla sua presenza non hanno problemi a lasciarsi andare a frasi sboccate di cui non v’è bisogno di far menzione.
Mi racconta di una con la magliettina da incredibile Hulk - ha il ghigno sul volto - finalmente ha un appuntamento, gli dico mi raccomando non fare il solito animale…non guardare i muscoli dell’incredibile Hulk, so che è difficile, ma facendo un bel disegnino gli spiego che anche l’essere umano femmina ha due occhi, una bocca e tutti i connotati tipici del maschio. Chiude la porta ed io do’ l’ultimo saggio consiglio “non fare il figo!”; è evidente che si sente sotto pressione, dal contesto che lo circonda e da se stesso, e quindi farà il tipo che ha capito tutto dalla vita e delle donne. Purtroppo è maschio, non può capire certi meccanismi! Purtroppo e lo dico con dolore, la donna ha interiorizzato – per necessità – il mondo maschile, mentre gli uomini non lo hanno fatto e quindi si ritrovano sui motorini scorazzanti per le vie della città. Il punto infatti è che a loro piace sghignazzare del loro essere maschi e perdono così di vista le donne…nel senso che poi non si batte chiodo!
Io so già come andrà a finire, anche perché la immagino la sua scelta, una fighetta di merda, con quei capelli uguali, con quelle scarpe uguali, con la lingua uguale, con il naso uguale, con le orecchie uguali, e purtroppo con il cervello uguale!
Tutto ciò che è diverso è troppo impegnativo; allora sceglie lo sfigatello (senza offesa) intellettualoide di turno, ignaro delle meccaniche divine, che la fa sentire figa, fica e quant’altro. Ovviamente lei è consapevole di tutto, degli amici lillipuziani, della capacità intellettiva del soggetto, del prurito, dell’entusiasmo, del sudore, dei falsi complimenti, certe cose le scelgono le donne, come quelle umilianti patate selenella. Il palco è perfetto e i copioni sono pronti, le parti entrano in scena. Purtroppo non ci sono suggeritori, perché se ci fossero gli direi: “Cogliooooneeeee! Che fai con quello sguardoooo svenevole? ma dai, sei ridicolo…il giorno dopo riderà di te con le amiche, e a maggior ragione se avrai posseduto l’incredibile Hulk!
Non so perché gli uomini hanno l’idea che sia sufficiente scoparsi una donna per acquisire di conseguenza potere sociale sugli altri e sulla stessa. Ed una volta era così, avete ragione, ma il mondo è cambiato, svegliatevi, non sei tu che scoperai lei, che l’avrai conquistata con le tue tattiche da quattro soldi, ma è lei che scoperà te, se ne avrà voglia! E il giorno dopo ripeterà il teatrino!
ed è quello che ho detto al mio amicone. Gli ho detto guarda che quella ha allungato il collo sì, ma per vedere chi è “quel cazzo di tipo” brizzolato che le ha sorriso.



(lucyinthesky, prega per noi)

mercoledì 26 novembre 2008

Danza Danza Danza


Sto leggendo un libro che piace alle ragazze.

Il libro in questione è "Dance Dance Dance" di Murakami Haruki. Praticamente, da quando l'ho cominciato a leggere, tutte le ragazze che lo vedono sul mio comodino, oppure ne sentono il titolo, mi guardano intensamente per un secondo e mi dicono: "Si, l'ho letto, è molto bello".

Questo è un consiglio per i ragazzi.
Compratene una copia e mettetela sul comodino.

Mettete anche una copia di "E' una vita che ti aspetto" di Fabio Volo.
Non sai mai che tipo di ragazza ti capita in camera.



martedì 25 novembre 2008

La Sinistra che vince


(Vladimir Luxuria vince L'Isola dei Famosi)

lunedì 24 novembre 2008

Quella volta che Battiato, i Finocchi e lo Zen... (Parte II)

Eccoci alla seconda puntata del racconto di Gino Vitellone. Breve riassunto: Gino abborda una giovane frikkettona toscana durante uno laboratorio di teatro, la convince a venire a Roma per vedere insieme un concerto di Franco Battiato. Dopo il concerto, Gino rientra a casa con la ragazza. Lui ha un solo obbiettivo, il sesso selvaggio... anche ordinario, va bene lo stesso. Le propone di bere, ma lei rifiuta e tira fuori dalla borsa una bustina trasparente con dei semini verdi...


"Ci facciamo un infuso di finocchio?", chiede candida lei.
Non riesco a capire perchè questa ragazza giri per l'Italia con i semi di finocchio in borsa... e poi, proprio finocchio... sarà mica un segnale? Le mie certezze avvertono un primo scricchiolìo.
Ci beviamo questa benedetta tisana, nel frattempo ci sistemiamo nel letto. Sono le due e mezza.
La bevanda calda non è riuscita a fiaccare la mia libido. Parto all'attacco con le mie pillole di filosofia pret a porter, sento la sicurezza e lo charme impossessarsi di me. La fortezza non resisterà a lungo.
"Io faccio meditazione zen. Vuoi provare?" Ancora una volta mi spiazza. Non ho la prontezza di rispondere in maniera secca e trasparente "No, scopiamo."
Mi chiede se ho una candela per fare atmosfera. Ci penso, ma ho solo il fiaccolone bianco che ho usato alla veglia per Giuliana Sgrena e non mi sembra il massimo della finezza. Dunque accendiamo l'abajour e ci sistemiamo al centro del letto.
Eccomi lì, dunque, io, un uomo in balia del proprio testosterone a gambe incrociate e dita chiuse a formare una O, di fronte a una frikkettona insensibile alle proprie pulsioni (proprie dell'altro, di Gino, di me insomma..) a ripertermi "svuota la mente dai tuoi pensieri, respira lentamente".
Sarà la tisana al finocchio, sarà che sono le tre, sarà che budda gliel'ammolla, durante la meditazione mi assopisco più e più volte, arrivando ad accennare un principio di russata.
A quel punto, ci infiliamo sotto le coperte e spegnamo la luce. Sono tramortito ma non mollo. venderò caro il mio flauto di pelle. Complice l'oscurità ricomincio a stimolarla con considerazioni intime. La butto su sesso e sentimenti, così, per entrare in tema... e al momento giusto...ZAC! Mi avvicino per baciarla. E lì avviene l'impensabile! Che non è tanto il fatto che lei non ci stia (quello volendo è anche cosa comune), ma che la ragazza reagisce come davanti a un branco di rapper stupratori che la circondano in un vicolo cieco di Detroit. Esclama nel buio "Così mi angosci!". Io capisco, sono duro ma capisco. Le auguro buonanotte e batto miseramente in ritirata.
Siamo dunque arrivati all'epilogo. La mattina mi alzo presto per andare a lavorare, lei rimane a letto. Riparte nel pomeriggio. Quando torno a casa la sera, trovo un suo bigliettino sulla scrivania. Mi ringrazia molto calorosamente dell'ospitalità, sembra contenta dalle parole che ha scelto. Il computer è accesso, con il salvaschermo attivato. Muovo il mouse per farlo ripartire. Mi si materializza davanti una foto a tutto schermo: dei bellissimi fiori gialli.
La ragazza è partita felice, di buon umore, ringraziandomi con un biglietto e dei fiori. Come se le avessi regalato una indimenticabile notte di sesso.

Quella volta che Battiato, i Finocchi e lo Zen... (Parte I)


Come promesso, continua il ciclo dell'Universo Fava, il mondo parallelo del nostro amato Mario Fava, protagonista di storiacce con donnacce al limite dell'incredibile e oltre il limite del ridicolo.

Questa volta, vi presentiamo il racconto di Gino Vitellone. Grande amico di Mario, è soprannominato anche "il Baro", perché si dice abbia un intero mazzo di carte composto solo da 2 di picche. Vai Gino!



Eccomi qua, Gino Vitellone, alla soglia dei 30 anni e tanti guai con le donne. Appena ho saputo che l'amico Mario Fava aveva aperto questo spazio sul sempiterno conflitto uomo-donna (per me più appassionante del dilemma uomo-zona, checché ne dica Zeman), mi sono fiondato. Eccerto, perchè io di farse finite in traggedia, per poi rivoltarsi in farsa, con le donne ne ho a bizzeffe.
Quella volta ad esempio mi sono trovato catapultato in un film di Carlo Verdone.
Conosco questa tipa ad un laboratorio teatrale in Toscana - oh, che volete? C'è chi si passa il venerdì pomeriggio alla Sma per abbordare studentesse, io ho scelto il teatro -, dove modulando bene la voce, riesco a spacciarmi per un giovane attore di teatro grotowskiano in vertiginosa ascesa. Lei bella ragazza con forte aroma etnico-alternativo, amante delle passeggiate a piedi scalzi sul pavimento di marmo. La convinco della mia buonafede e affidabilità. Mi vendo meglio di una zoppas.
Dopo una settimana viene a Roma per vedere un concerto di Franco Battiato con il sottoscritto. Un concerto bellissimo di cui ricordo soprattutto il desiderio che finisse per andare a casa mia e arrivare al dunque.
Dunque, appunto, arriviamo a casa mia all'una e mezza di notte, ancora estasiati da questo sentimento nuevo, convinti però che la stagione dell'amore viene e va.
Chiusa la porta a quadrupla mandata, parto con la fase finale del piano ghepardo. Voce bassa, bassissima, baritonale direi, e movimenti lenti e sensuali.
Le offro qualcosa da bere... una grappa, un limoncello (lo so che Battiato non approverebbe, ma stordirla con l'alcool è un rimedio che si tramanda da generazioni, quasi una tradizione).
Lei declina e fa la sua controproposta. Dalla borsa tira fuori una bustina trasparente con dentro semini verdi. Marijuaaaaaana, penso, bene bene...

- Continua...


mercoledì 19 novembre 2008

Fare pendant con i piccioni

Bah, ci sono certe giornate che uno ha l'impressione di girare a vuoto. E magari vede se c'è in giro qualcosa d'interessante da leggere.
Tra le quali, ho trovato alcuni blog moooooolto divertenti. Tutti molto cattivi (trattino) surrali (trattino) demenziali (trattino) dadaisti, dunque destinati a far scompisciare dal ridere alcuni uomini e lasciare del tutto indifferenti (trattino) inebetite tutte le donne.
Io ve li segnalo, sono una toccasana per l'umore.

Cloridrato di sviluppina

Come eludere l'ansia tropicale

Come diventare il mio cane

Qualcosa del genere


Poi, naturalmente, per smentirmi subito vi attacco di seguito un post serio e malinconico presente in uno di questi blog (Come eludere ecc ecc), che fa pendant col mio umore di oggi. Però, giuro che è l'unica cosa seria che ci ho trovato sopra.

Piccioni

"La nostra unica ricchezza sono i sentimenti.
Perchè allora quando ti incontro mi sembri il fumo distante di una nave all’orizzonte? E l’occhio sfugge, il sorriso -oplà- guizza altrove, ma la faccia rimane. Ma aspetta, sei tu o sono io questo? Quanto tempo è passato? Quanto tempo è passato da COSA? Guarda che io sono sempre lo stesso, che non é il tempo a essere immodificabile come la pietra, siamo noi che siamo immobili.
E le gioie e i dolori e i gelati allo yogurt e le giornate di pioggia e l’amore e tutto il resto non si succedono dentro di noi, ma è il tempo che ce le fa passare sopra, come se fossimo statue su cui i piccioni cagano poi il temporale lava via il guano e il piccione ci ricaga… Ecco perché l’Umanità non migliora ma neanche peggiora, nel duemilaeotto come nel quattordicimilaeotto come nell’ estate del ‘46: perché é un blocco monolitico, uguale a sè stessa come tutti gli omini che La compongono; cambiano i piccioni.
Poi qualcuno si sposa, e rieccoci tutti qui, a guardarci dai lati opposti della sala da ballo. E il vuoto fisico fra noi non è nulla in confronto al vuoto di parole, di argomenti, di cose in comune. L’unica emozione che mi crea tutto questo è il chiedermi se si è trattato di piccioni che hanno cagato sulla mia statua rendendola irriconoscibile a coloro che un tempo l’avevano tanto amata o di un acquazzone che ha lavato via un maquillage di guano portando alla luce una statua di forma sgradita a persone che ormai, a loro volta, altro non mi sembrano che monumenti coperti di merda. E’ duro essere poveri. Non è il peggio che ci sia, ma non è per niente bello. Quindi credo sia giunto il momento di chiederti, per favore, di abbracciarmi.
Perchè i sentimenti sono la nostra unica ricchezza."


Ok, ora per riprendervi andate a leggere questo post dal titolo: "Non riesco a capire quale sia la vagina". Ah, la vagina.... trovarla...


martedì 18 novembre 2008

Sulla dialettica tra stato e spiritualità


Il Papa ha chiamato i suoi capoccia della comunicazione e gli ha dato una bella strigliata. Sembra che il Vaticano non riesca più a parlare ai giovani, sempre più distanti dalle posizioni di San Pietro (Vedi il caso Eluana Englaro).

Ok, siamo in grado di mostrarvi in anteprima lo slogan della nuova campagna di sensibilizzazione della Chiesa per gli under 30:


"C'E' MOVIDA OLTRE LA MORTE!"


Scartato in fase di elaborazione "Li mortacci tua so' anche i mia!", ritenuto troppo provinciale.



lunedì 17 novembre 2008

Universo Fava


Universo Fava – Presentazione

Tutte le saghe che si rispettino (e anche quelle non rispettabili, come questa) hanno bisogno non solo di un supereroe fico, cool, all’altezza del compito che gli è stato affidato ma anche di un folto numero di personaggi laterali che ne esaltino le virtù e ne siano il completamento o l’alter ego.
Per questo motivo anche la nostra saga, “Le formidabili avventure di Mario Fava” dopo le prime tre puntate lancia “Universo Fava”, ovvero il racconto in prima persona di personaggi che fanno parte del mondo del nostro eroe.
Il primo che vi presentiamo è Mirko Fukinic. A dispetto del nome esotico Fukinic è italiano, anzi romano. Ed è un grandissimo protagonista dello scorso e del presente millennio.

Universo Fava – Mirko Fukinic

Er monno nun capisce a mia senzibbilità nei confronti delle donne. È questo er problema. E magari qualcuno ride per qualche sòla che di tanto in tanto rimedio (ma chi non ne riceve? Le donne possono essere spietate o rompicojoni). Magari rido con loro, ma lo so che io ho una dote che all’artri maschi manca: io le donne le capisco.

Per esempio quella vorta che sono andato dietro a una bella cipriota (‘na delizia che lassame perde…!), accompagnandola sotto casa e chiedendole di salire. Vabbe’, lei s’è rifiutata ma io avevo capito che lei ci stava, alla grande. Solo che io avevo uno strato di crema nera sulla faccia, la parrucca di Gullit, un camice bianco da macellaro e una lima in tasca e si sa che ‘ste cipriote si impressionano a vedere facce di saraceni! E tutti giù a ride quanno racconto sto fatto e a dimme: “a Fukinic, ma ‘ndo cazzo volevi anna’ combinato così?!”. Ho capito, ma era carnevale, me dovevo travesti’ per forza sennò nun me facevano entra’ ar Winke.
Loro so’ fatti così. Le donne nun le capiscono.
Io invece so’ un inguaribile romantico.
Quer cazzaro di Mario Fava me chiama “il capo dei servi della gleba” solo perché una volta mi sono svegliato alle 7 di mattina per andare a comprare cornetto, cappuccino e una rosa da portare alla mia spasimata il giorno del suo compleanno. Ed eravamo in terra straniera e se sa che cornetto e cappuccino valgono doppio. Vabbe’, ero andato a dormi’ alle 4 e mezza ma ho fatto un figurone. È che proprio lui de donne nun ce capisce niente...
Due anni fa mentre ero in vacanza dalle parti sue gli ho chiesto un numero di telefono di una sua amica perché una terza amica incontrata in spiaggia me piaceva. Lui mi risponde: “Fukinic, ma tu stai partendo per tornare a Roma, lei è di Firenze”. E che vor di?! Ste mattate se devono fa’! Insomma mi dà il numero, chiamo, e le dico: “magara se vedemo a Firenze…”. E lei: “No, vado a Parigi”. “Vabbe’, al ritorno”. “No, non torno!”. Oddio, forse quella volta ho una punta esaggerato, ma n’a vita come ner calcio se deve rischia’, e io gioco sempre a tre punte. So’ zemaniano.

mercoledì 12 novembre 2008

Relax

Prendo in prestito una "vignetta" di Mauro Biani per allietarvi la giornata, un po' nuvolosa anziché no.
Biani è un vignettista bravissimo, l'ho conosciuti una volta a un convegno sulla satira, a cui c'erano anche quelli di Pizzino.
Fatevi un giro sul suo blog.

Ps: uno di questi giorni mi toccherà scrivere un post sulla proliferazione incontrollata di pseudosatira in tv, che invece di dare aria fresca e godimento, finisce per sostituire e schiacciare l'informazione. A proposito, non c'entra niente lo so, c'era bisogno della Bbc per mostrare le foto del poliziotto che entra nella scuola Diaz di Genova con una molotov in mano?

martedì 11 novembre 2008

Il sapore rivoltante della violenza. Genova 2001 (*)


Nei prossimi giorni il Tribunale di Genova pronuncerà la sentenza del processo per l’irruzione alla scuola Diaz, avvenuto nella sera del 21 luglio 2001. Nel processo sono imputati 29 componenti della polizia (a tutti i livelli della scala gerarchica) con le accuse di falso ideologico, abuso di ufficio, arresto illegale e calunnia.

A Genova, durante il G8, sono successi fatti gravi, gravissimi, di cui si sarebbe parlato per molto tempo se altri impensabili avvenimenti, come l’attacco alle torri gemelle di New York, non si fossero concretizzati nel giro di pochi giorni. E se non ci fosse stata una deliberata volontà ometterli, di farli passare sotto silenzio.
Questi fatti raccontano di una sospensione terribile dello stato di diritto in questo paese, sostituito dalla logica della paura, dell’odio e della violenza.
A questo punto, però, sento di dover fare una premessa.
Il nostro paese, come molti altri paesi del sud, fornisce alle forze di polizia (considerate in senso ampio) decine -forse centinaia- di persone. Chiunque tra noi conosce, ammira o detesta, persone che prestano servizio negli apparati di ordine pubblico della repubblica italiana, o semplicemente ne è parente. O ancora più semplicemente è un/a poliziotto/a. Per questo motivo, oltre che per la riconoscenza nei confronti di chi lavora per la sicurezza di tutti, chi ne parla a priori male o malissimo, definendoli ad esempio sbirri, a mio avviso sbaglia, non vedendo la fatica di queste persone e il rischio cui si sottopongono.

Ma i fatti di quei giorni urlano ancora, nel silenzio generale, e parlano di pestaggi, infiltrazioni e provocazioni, di molotov portate nella scuola dalla polizia e successivamente distrutte, di pericolose omissioni e di inquietanti bugie.

In un articolo a firma di Giuseppe D’Avanzo pubblicato su Repubblica di ieri si legge un desolante bollettino di guerra: “Dei 93 ospiti della "Diaz" arrestati, 82 sono feriti, 63 ricoverati ospedale (tre, le prognosi riservate), 20 subiscono fratture ossee (alle mani e alle costole soprattutto, e poi alla mandibola, agli zigomi, al setto nasale, al cranio)”.

Questo bollettino di guerra non può essere un atto d’accusa nei confronti di un’istituzione intera. Ma ci servono a capire la differenza sostanziale tra l’uso della forza per preservare la legalità e la libertà e la violenza carica di odio. Quei poliziotti responsabili dei pestaggi non sono necessariamente dei violenti. Probabilmente nella loro vita non hanno mai fatto ricorso alla violenza. Ma in quelle circostanze, con un odio propagandato per mesi nei confronti dei manifestanti, con lo stress di sentirsi a loro volta sotto assedio, e con le responsabilità gravissime di chi li comandava, si sono lasciati andare ai loro peggiori sentimenti. Coscienti (o almeno così avranno pensato) che non ci sarebbe stata punizione per quei comportamenti.
La sospensione di legalità e libertà costituzionali in quei giorni a Genova ha portato queste persone a commettere quei reati contro altre persone, facendo per un istante assaporare al nostro paese il sapore rivoltante delle tante dittature del novecento. A dimostrazione che non c’è bisogno di essere un popolo violento o composto di pericolosi facinorosi per mettere in ginocchio la democrazia. Bastano persone normali, che però hanno perso ogni legame con le idee di libertà, rispetto per il dissenso e giustizia.
Per questo -e per rendere giustizia a quei poliziotti che svolgono coscientemente il proprio ruolo- è giusto non girare mai la testa dall’altra parte e far finta di non vedere.
(*) scritto per l'alambicco

venerdì 7 novembre 2008




La settimana, per una serie di ragioni, è stata poco creativa. Meno male che il mio socio Cipputi ha compensato...




Ma domani risoegerò dalle mie ceneri di blogger!


("punti certu e manchi sicuru", direbbe manuchegue)


mercoledì 5 novembre 2008

Suonala ancora, Zio Sam


Prime reazioni alle elezioni di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti d'America.

"è ancora presto per parlare di Obama. Sicuramente Obama è il presidente più dotato nella storia degli Stati Uniti" (Mario Fava intervistato dalla CNN) - su segnalazione di Brad

"Obamì, obamà, oba-neeeeeeroo...
La la how the life goes on!" (Cipputi sull'area di una nota canzone dei beatles)

martedì 4 novembre 2008

Nero relativo

Un nero alla casa bianca, mi va bene. Sarebbe però anche il caso che anche un bianco andasse nel continente nero. Così, per dare un'occhiata in Congo, dove - se non è già iniziato - rischia di scoppiare un genocidio.
Bah, non trovo molte parole, solo che quando vedo il diverso peso che diamo alla cronaca nera e a tragedia che coinvolgono milioni di persone, sento acuto su di me un senso di sconfitta. 
Mia e della società in cui vivo, che - tranne pochissime eccezioni - di fronte a genocidi e carestie trova il massimo impegno nell'euro donato con un sms, o nelle poche parole di cordoglio (come queste).
Mentre per cose così dovremmo riempire le piazze, bloccare le stazioni.

giovedì 30 ottobre 2008

Fascisti su TeleMarte


Ieri sono Stato a Piazza Navona. Sono arrivato circa venti minuti dopo gli scontri. Ho chiesto un po' in giro com'era andata, "chi aveva menato prima". Sono rimasto con molti dubbi. Poi la sera mi sono messo davanti al computer e mi sono visto tutti i video pubblicati su Youtube. Confrontandoli con le testimonianze mi sono fatto un'idea abbastanza realistica (Questo per dire che alle volte, ahimé, può capitare che capisci di più da uno schermo che guardando con i tuoi occhi).
Praticamente, i fascisti di blocco studentesco sono arrivati, tentando con metodi violenti di prendere la testa della protesta. Bilancio, qualche studente delle superiori preso a colpi di casco e bottigliate in dieci contro uno. Sembra che intonassero pure, "faccetta nera", e gridassero "duce, duce"
Dopo un po' qualche decina di fascisti sono spuntati fuori di nuovo con delle mazze tricolori (mi sa che il negozietto di Forza Nuova a Piazza Vescovio ne venderà molte nei prossimi giorni), e si sono schierati. Nel frattempo sono arrivati gli studenti della sapienza e, soprattutto un folto numero di persone dai centri sociali di sinistra. Questi ultimi hanno caricato i fascisti, che hanno soccombuto (si dice così, fatevene una ragione) ai "compagni", e sono pure stati caricati sulla camionetta della polizia.
Senza fare la morale (è ovvio che una volta che si fa una protesta vasta, sarebbe meglio non farla degenerare in ideologismi e scontri violenti), mi viene una riflessione sull'analogia tra le adolescenti aspiranti veline e i neofascisti in Italia.
Ecco, il discorso della televisione che crea false illusioni, e che rende più difficile, quasi uno schianto, l'incontro con la dura reltà, non vale solo per le ragazzine con un non so che di mignotta in corpo, che sperano di svoltare nella vita limitandosi a sculettare in tv, e poi si trovano a lavorare in un call center fino a 40anni. Vale anche per i fascisti, che - illusi dai La Russa, Gasparri, Storace a Porta a porta, le troppe fiction anti-antifascisti di questi anni, e le aggressioni razziali pompate dai tg - si sono convinti che il loro momento sia finalmente arrivato. Poverini, si sbagliano, l'Italia è ancora un paese a maggioranza antifascista. Se ne facciano una ragione, e se ne stiano buoni senza urlare idiozie e agitare manganelli all'ultima moda. Magari tra 100 anni sarà il momento di uscire dalla catacombe. Ma non ora.

domenica 26 ottobre 2008

Circhi Massimi, Medi e Superiori


Ieri manifestazione. Bella, affollata, un po’ troppo silenziosa. Ma io la sentivo molto. Ognuno la pensi come vuole ma io credo che si dovesse battere un colpo, a costo di abbandonare la ragionevolezza e avere qualche caduta populistica. Ne avevano bisogno anche le persone che hanno partecipato, evidentemente in astinenza da manifestazione. Questo non per sminuirne la portata politica ma per sottolineare come la preoccupazione per provvedimenti via via più discutibili deve poter trovare uno sfogo, una protesta (certo anche una proposta ma non esageriamo con la correttezza politica), un sentimento comune da condividere con degli sconosciuti. Un rito collettivo, un rito di democrazia.
Oltre alla ritualità, alle bandiere e le foto, c’erano molte motivazioni in questa manifestazione. Parlo di chi ha partecipato più che di chi ha organizzato. Voglio dirla con sincerità: finché il governo ha proceduto con la normale amministrazione le proteste non sono state poi così sostanziose. Colpevolmente.
La finanziaria, certo, i provvedimenti per contrastare la crisi economica e finanziaria, sono molto importanti. Fondamentali. Ma se non arriva (come si spera) la crisi nera e non si vedono le lettere di licenziamento, non mi immagino gli assalti ai forni. Anche i provvedimenti del ministro Brunetta sul pubblico impiego, la tracotanza del suo argomentare in televisione, vedono un’opposizione nel paese ma da soli non basterebbero, anche perché probabilmente l’ostilità (più o meno giusta) nei confronti della burocrazia è più forte dell’avversione al ministro e c’è in molti un retro-pensiero secondo cui “se non le fa la destra queste cose, non le può fare nessuno”.
Invece questo governo ha deciso di toccare la scuola, l’università e la ricerca. E questo scatena reazioni profonde. Soprattutto per quel che riguarda la scuola primaria. I tagli sistematici e puramente quantitativi, per esempio. Il ritorno al maestro unico. L’idea terribile e spaventosa di dividere i bambini a seconda della provenienza.
Questo è davvero troppo. E non perché il pd o la sinistra abbiano in questi ambiti dei consistenti bacini elettorali. Sarebbe troppo semplice leggerla in questi termini. Ma perché si stanno toccando aspetti legati alle emozioni, ai ricordi di ognuno e soprattutto alle aspettative concrete per il futuro.
Io un po’ rimpiango di non essere nelle università a manifestare e se avessi figli sarei legittimamente preoccupato.E poi, penso che tutto questo sia un segno di vitalità del paese, al di là dei mugugni di pletore di reazionari.

sabato 25 ottobre 2008

Circhi




Oggi vado al Circo Massimo (in attesa del circo Orfei)

lunedì 20 ottobre 2008

Italia si, Italia no... Fiu fiu fiu fiu fiu fiu!


Due, tre cose che ho letto qua e là nel giornale negli ultimi giorni (e che mi hanno colpito, of course)

1. Dice che la Nasa sta ricreando l'odore dello spazio per le proprie esercitazioni. Gli astronauti che hanno fatto le passeggiate spaziali hanno riferito che l'odore dello spazio è simile alla Carne arrostita in padella (sic). Dunque, il mio ex conquilino per anni, il prode Antonello, abruzzese della meglio specie, soleva arrostirsi il bisteccone mandatogli dalla mamma, con formato coperta, spesso quando un fouton Ikea, quasi ogni sera. Accompagnava la fettazza di carne con abbondanti patatine fritte. L'odore del pasto frugale, evidente toccasana per il suo fegato, impestava tutta la casa per ore. Ecco, non so, certe domande dovrebbero rimanere avvolte nel mistero... Insomma, possibile che da ora in poi, quando sentirò il tg parlare di passeggiata nello spazio, dovrò immaginarmi Antonello che galleggia nel vuoto con una padella in mano?

2. Leggo su Dnews di oggi che una Gang di ragazzi ha picchiato a sangue un coetaneo per rubargli l'I-pod. E la cosa che mi colpisce di più in tutta la storia è l'idiozia conformista dei giornalisti, che dilaga sempre di più. L'articolo dice che la "gang" è formata da... due persone! Tu t'immagini dieci omaccioni vestiti alla Easy Rider, ubriachi e minacciosi, invece adesso per fare una gang (che va così di moda nei giornali) bastano due persone. Pensa un po', meno ancora della chiesa (com'era la frase? bastano tre persone per fare una messa, o una chiesa, non ricordo...). Una persona con un minimo di senso del ridicolo avrebbe scritto "due ragazzi picchiano un coetaneo". Il giornalismo italiano preferisce parlare sempre e comunque di "Gang", oh yeah. Salvo poi trascinarsi ancora di più nel ridicolo, come quando il giornalista racconta la dinamica del pestaggio e incalza: "la gang circonda il ragazzo". Vabbè, buttiamola sulla geometria... ve li immaginate due punti che circondano un altro punto?

3. Ahhh, che bello, meno male che c'è Gnazio La Russa. Il ministro della Difesa ha pensato di festeggiare il 4 novembre, data della fine della prima guerra mondiale per l'Italia, con una bella serie di iniziative di vago sapore retrò (avete capito bene: fascista). Parate, controparate, giubili e militari nelle scuole a stimolare il sentimento patriottico degli scolari. Peccato che gli stessi alti ufficiali dell'esercito abbiano mostrato non pochi mal di pancia alla notizia. Non ci sono soldi per le mansioni ordinarie delle forze dell'ordine, e il ministro vuole spendere 7 milioni di euro solo per i festeggiamenti del 4 novembre. Chiedendo per di più il pizzo ("facciamo 30mila euro") alle ditte fornitrici dell'arma. Io propongo una cosa, a sti poveracci di militari mandati nelle scuole, giovani studenti, proponete uno scambio: state a sentire diligentemente la storia della prima guerra mondiale, poi raccontatene voi un paio ai militari. Una comincia a Genova il 19 luglio del 2001, l'altra a Mogadiscio qualche mese prima, e parla di violenze sulla popolazione locale. Chiedete spiegazioni, con cortesia e brama di sapere, così come fareste con qualsiasi altro insegnante.

(4) E' morto Vittorio Foa, padre della sinistra italiana. Parafrasando De Andrè, "Signore, lei è un padre molto distratto", perché i figli deve esserseli persi al luna park... o almeno, qui non ci sono.

Impressioni d’ottobre


Questo post è colpa di ManuCheGue

Ottobre è un mese particolare nella capitale, quasi un’appendice d’estate. Le chiamano ottobrate romane.
Esco presto, si sente quel piacevole profumo di pioggia; per fortuna ha appena smesso, perché come mio solito sono senza ombrello. Una luna stupenda sta tramontando mentre il cielo inizia a colorarsi. In ascensore c’è da decidere la colonna sonora della mattinata: vanno bene gli Opa Cupa. Nel tragitto verso la metropolitana il mio sguardo si sofferma su vari particolari. Una 500 grigio topo ferma al semaforo. Sorrido: è identica a quella (paraisu addha) del mio amico e coinquilino!
!!Neanche il tempo di ricordare qualche aneddoto, oltre all’immagine di Giuseppe con i capelli a caschetto che arriva in piazza Bologna “cor cinquino”, che incrocio un tipo particolare, magrissimo, riporto alla Strippoli, giacca ad un bottone, gilet di lana ma soprattutto un paio di cuffie enormi tipo gioco a premi. Sembra uscire dalla ruota della fortuna (quellao di Mike però).
Fermo all’incrocio di San Giovanni in lontananza vedo i ragazzi dell’esercito in mimetica e fucile d’assalto a presidiare la basilica. Nascono due pensieri nella mia mente: il primo riguarda l’amarezza di vedere quei ragazzi “far finta” di garantire la sicurezza. Lì immobili, l’unica cosa che possono combattere è la loro noia. Ricordo di essere un militare anch’io e preferisco ridere per l’altro pensiero: l’imitazione di Fiorello del ministro La Russa!
Mi avvicino al Colosseo, enorme, maestoso. Sembra voglia nascondersi fra le vie della città, ma è maestoso, enorme …peccato che sia stato saccheggiato di parte della sua bellezza per costruire Chiese, vabbè... Per fortuna Mi distrae un clacson dal suono stridulo proveniente da una Fiat 127 di un colore difficile da descrivere, una tonalità tra il verdino ed il blu, se non ricordo male ho una foto da piccolo sul cofano di una macchina simile, che dovrebbe essere quella di mio padre! mi viene un dubbio, che sia tutto un sogno sugli anni ’80.
Finalmente in metro e per fortuna solo per due fermate. Mi manca lo spazio vitale! Dei ragazzi, credo slavi, mi sorridono come se mi conoscessero, sarà per la musica balcanica che esce dalle mie cuffie o per il panettone che mi ritrovo in testa visto che non taglio i capelli da un mese!
Quasi quasi metto in ordine a questi pensieri mattutini e li mando a Cristian per l’alambicco, magari parte una rubrica sui ”pensieri dei sancesariani in giro per l’Italia”, anche se forse non avrebbe un gran seguito, sono più importanti le polemiche sul sindaco troppo presente nelle attività delle varie associazioni, o le critiche agli articoli di quel comunista maoista ateo di Giuseppe, che poi non è né l’uno nell’altro (…lo dico per sua madre).
Comunque, vedremo. Mi aspettano due ore di treno ed un simpatico esame di Economia Politica, la prima parte della mattinata è stata piacevole, speriamo lo sia anche il resto della giornata!!!

giovedì 16 ottobre 2008

I bambini negri dietro la lavagna!



... e se facessimo classi separate per gli imbecilli? Anzi, quartieri separati, città separate, nazioni separate per gli imbecilli?
Almeno sarebbe una discriminazione con ricadute positive...

E poi a Maroni, essendo ministro degli Interni, il passaporto per trasferirsi glielo farebbero in quattro e quattr'otto.
Vuoi mettere?

mercoledì 15 ottobre 2008

Ipse Dixit


Galbani vuol dire fiducia.







Ah bè, allora...

lunedì 13 ottobre 2008

Di a da in con super tra fra... quanto?


Sono andato alla manifestazione della sinistra, sabato scorso, per le vie daa Capitale.
Vabbè, a parte che vedere tutte quelle bandiere rosse, mi ha rinfrancato. Insomma, siamo pochi, però esistiamo ancora... un pizzico di orgoglio ci voleva! 100mila persone almeno che passavano davanti ar Colosseo con i drappi rosso fiammante era un bel vedere.
La cosa un po' triste era tutto quel brulicare di partitucoli minuscoli, dalle sigle più svariate, che differivano uno dall'altro per l'adesione all'internazionale (prima, seconda, terza, quarta, quarta rinforzata) e per le particelle davanti alla parola comunismo/comunista: Per, da, in, della, con.
Insomma, una sinistra dalle preposizioni sempre più articolate.
Momenti di sgomento quando mi sono trovato incastrato in uno spezzone di ultra-nostalgici guidati da Marco Rizzo versione Peppone (petto in fuori e fazzolettone rosso) che gridavano "Viva Giuseppe Stalin!", accanto a un conoscente collega di Kung Fu che mi aizzava: "E dajeee, fae'r pugno pure te, e dajeeee!". Io, in grande difficoltà, preso tra l'incudine (sarebbe meglio dire la falce) e il martello, ho alzato il pugno con una rapidità degna di una mossa in pista di Toni Manero. Ho sperato che nessuno scattasse una foto in quella frazione di secondo.

Ps: Bando alle ciance veterocomuniste in salsa austerity... la modernità ha raggiunto pure la sinistra: una volta le compagne erano mascoline, baffute, trasandate e puzzavano. Al corteo di Sabato c'erano certe squinzie in gonnellino ascellare e calze arcobaleno, che ti veniva voglia di mollare la bandiera e zompargli addosso! Viva Lenin, Viva Ma(r)x, Viva Vanity Fair!

E se anche nel breve periodo fossimo tutti morti?

Domenica sera aperitivo montiano. Ma cambiano il luogo e la compagnia.
Durante la chiacchierata esce fuori, dalle mie autentiche labbra, che la mia convinzione che questa crisi mondiale non mi toccasse direttamente è svanita quando ho visto l’immagine che riporto accanto e che testimonia in maniera imbarazzante il mio coinvolgimento. Quello che vedete è il grafico che rappresenta l’andamento del fondo pensione cui ho destinato il tfr.
Per carità, mi ci hanno obbligato a destinare il mio tfr ad un fondo e non penso che vedrò una lira di quei soldi almeno per una trentina d’anni; ma constatare attraverso l’immagine di aver comprato quando il titolo era al picco e trovarmi decisamente più in basso non mi è stata certo una sensazione simpatica.
Ohibò, io vi do i miei soldi e voi me li sputtanate così?!
Visto il parterre assortito dell’aperitivo composto dall’anarco-operaista Cipputi, dalla giornalista Miguela e dall’economista-traduttrice Luaisa, mi sono lanciato in una impegnativa discussione sulle sorti del mondo.
Come spesso avviene, l’argomentare puntuale e accalorato del cipputone ha creato un fronte unitario di opposizione, per cui il coinquilino di questo blog si è subito trovato in minoranza dialettica, neanche fosse Fini da Santoro o Ferrero a Porta a Porta.
La discussione è stata bella, serrata a tratti tesa. Non si può fare il sondaggio su chi abbia vinto, non siamo mica Obama e McCain, non possiamo interpellare i sondaggi, il televoto e neanche l’applausometro. L’individualismo e la propaganda. Sviluppo e progresso. I fatti e la percezione dei fatti. Il capitalismo, i capitalismi, le alternative indefinite. Si è anche rotto un bicchiere con la poca birra rimasta (la mia ) ed ho capito che è un periodo in cui anche i bicchieri hanno perso la fiducia.
L’umore era preoccupato. Ma lo spettacolo è stato avvincente. Nella speranza di non dover essere costretti a indossare gli abiti del lutto per una crisi che non si sa dove potrà portarci.
Chissà domani se le borse sono aperte…

venerdì 10 ottobre 2008

3 - Le Formidabili Avventure di Mario Fava - 3


A voi la terza puntata delle imperdibili avventure del nostro beniamino, direttamente dalla penna (e dalla mente scombinata) di polemicacone.

La sorpresa stavolta è che ciascuno di voi è libero di completare il racconto, mettendo del vostro al posto degli asterischi.



Per tutto il panorama immobile dell'umana immaginazione, tutto il
sudore del nostro compagno eroe, non è che l'ennesima gocciolina di
linfa che vincendo la gravità scrolla scorie di vitalità nell'aria
sorda di una notte di autunno, quando ancora tutto pompa e non si
direbbe mai che sarà rosso e giallo, non si direbbe mai che quella
forte spinta verso le estremità, tutta questa vita, sia proprio il
peso eccedente che farà da zavorra ed arpione per la prossima folata
di vento, facendo salpare la prima foglia in un tonfo arrovellato in
sette otto capriole.
Mario
Mario
Terzo livello di coscienza vegetativa del nostro compagno eroe:
recuperare coscienza dell'ambiente (aperitivo, possessora di enormi
mammelle, altre 7 persone nei prossimi 3 metri, luci alte e una
vetrata che lascia scorrere un viale, alberi auto, principio di
annegamento da logorrea esplosiva e tu hai saltato almeno gli ultimi 8
sec x 9parole=72 della tua possessora, piattini vuoti) reiettare e
spergiurare, scancellare e vergognare questo stato di smezzalocazione,
ultima parola: entusiasmo.
AZIONE:
allontanarsi dal tavolo andando a rimpinzare i piattini, guardare i
bicchieri per un bis, lasciarla sola promettendole un molto originale
giudizio su quelle sue amabili attività mentali, sgusciare liquido tra
tutti i bicchieri e le loro protesi umane, guadagnare il bancone con
vista tavolino e guardarla, per far capire che non ci sono secondi
fini, che siamo lì solo per alimentare il fuoco eterno che tutto move.
allontanato,
*************

ormai al bancone prendo coscienza di essermi trovato lì senza sapere
come, ho il sapore delle foglie morte in gola, sulla lingua quel pelo
che mi dà fiducia, sento che sia tutto elegante l'arredamento delle
mie fibre muscolari, mi sento bello e glielo mando a dire. Un’occhiata
diretta, che gli sfonda la tempia sinistra, la fa girare e subito
abbassare gli occhi, ma solo per un secondo, perché non vuole
resistere e lo so che quella cinquantina di fettine di carne che
tappezzano il mio naso le hanno fatto capire cosa ci sarà.
Torno destreggiando con proprietà i due piattini sulla sinistra e quel
terzo negroni che mai finirò nell'altra. Scavalco il confine del
tavolino, lasciandolo di lato e sedendomi di fianco alla mia cara compagna d’aperitivo.
Sorriso rivolto al bicchiere, brindisi in suo onore e la
sparo lì: "alle critiche per l'uscita del decameron, il grande tre P
rispondeva che c'è più scandalo in un programma televisivo che in un
film pornografico. Capisci?"
Sono convinto che non avesse proprio inteso che boccaccio non era
proprio un regista e che treppì non era un solvente per vernici, ma
arrossendo evitando il mio sguardo abbassò gli occhi allungandosi
verso di me. Quel lungo collo in regalo era accompagnato da un sibilo:
"sei proprio matto…"
**********
Vittoria
Sarei voluto correre subito a raccontarlo, l'avrei sicuro scritto
negli annali dell'aneddotica dei miei più cari balordi, quante sere ci
avrei fatto svoltare…

giovedì 9 ottobre 2008

Tempi Moderni

Scusate,

sono stato fuori dall'Italia qualche mese...

mi aggiornate, per favore? Di chi è che devo avere paura adesso... sempre i Rumeni? Gli Zingari?
Si torna ai marocchini stupratori?
Ci sono new entry dall'Oriente?

... Come? Adesso i violenti sono gli italiani?
... Cioè... fatemi capire... devo aver paura degli italiani? Dei bianchi? Di me stesso?

...

... AHHHHHHHHHHH, vale solo se sono negro o cinese!

Ah vabbè allora... posso stare tranquillo...

(Scusa mi fai un kebab senza cipolle?)

Ma... Il kebab lo posso mangiare, vero? Non è che poi col buio mi confondono per uno di quelli?

martedì 7 ottobre 2008

Giorgio Washington


The Treasury Department has just issued a new dollar bill to reflect the state of the economy

sabato 4 ottobre 2008

Partita Olimpica



Sto per andare all'Olimpico a vedere la partita Lazio-Lecce. Sono fiducioso, secondo oggi vinciamo (ovviamente parlo te lu Lecce)


Al ritorno vi racconterò, soprattutto della fauna di personaggi del settore ospiti...

mercoledì 1 ottobre 2008

2 / Le straordinarie avventure di Mario Fava / 2


A voi la seconda puntata della saga (o meglio sagra) frutto della mente malata di polemicacone

La serata si svolge nel migliore dei modi, sfodero tutta la miacapacità oratoria, frenandomi molto spesso per evitarle l'annegamentologorroico, mi faccio vedere interessato alle sue vacanze a rimini(RIMINI!!! Ma nemmeno i polacchi ci vanno più), faccio i giusticomplimenti sulla sua abbronzatura sul nuovo taglio di capelli che nonc'è, su quelle scarpe costate quattro o cinque etti di euro. Mi faccioi complimenti da solo, potrei andare a fare la dama di compagnia abackingam palace, ma passa il tempo ed incominciano a vorticare imille consigli dei miei cari amici: 'poche chiacchiere, lingua inbocca e pedalare'; 'na capata mmiezz all'uocchie è la soluzionedefinitiva'; 'fingi uno svenimento e sulla respirazione bocca a boccatiri fuori la lingua'; 'pagala'; 'inventagli qualche disgrazia e fallepena, l'istinto della crocerossina è sempre dominante'.
Bisogna smarcarsi, dare una giusta sterzata alla serata, altrimenti la prossima volta mi inviterà al suo club del ricamo, ma soprattutto mi devo scrollare di dosso tutti quelle miniature dei miei amici che come i lillipuziani infestano la mia giacca senza darmi tregua e vogliono ridurmi allo stato bestiale. Il prurito si fa insistente, ho consapevolezza che tutti quei folletti sono soltanto il frutto della mia mente, ma il pizzicore aumenta ed ormai credo che non possa più sfuggire alle cure di un buon analista.

(rimanete incollati agli schermi in attesa del prossima - forse ultima - puntata delle stupefacenti avventure di Mario Fava)

domenica 28 settembre 2008

Prognosi riservata


Non so cosa sia successo a Walter Veltroni. Forse non gli è successo proprio nulla e si tratta solo di una delle sue strategie comunicative situazioniste alla Klaus Davi. Però, leggendo la sua intervista di oggi al Corriere della sera, sono rimasto colpito. Tanto per fare qualche esempio, W. ha detto cose così:

ogni volta che la crisi democratica si è saldata con la crisi sociale e con il prevalere di suggestioni populistiche e autoritarie, sono accadute le tragedie peggiori nella storia dell'umanità rischiamo di veder realizzarsi anche in Italia il modello Putin. È il rischio di tutto l'Occidente. Una democrazia sostanzialmente svuotata. Una struttura di organizzazione del potere che rischia di apparire autoritaria. Il dissenso visto come un fastidio di cui liberarsi, la divisione e l'autonomia dei poteri come un ostacolo da rimuovere. Il governo tratta il Parlamento come fosse una perdita di tempo, una rottura di scatole, un impedimento. Il governo ha l'obiettivo di far male ai sindacati. Ma indebolire i sindacati è una scelta suicida, il cui risultato è la proliferazione delle rappresentanze autonome e corporative. Il governo addita negli immigrati un nemico; ma se espelli un uomo dalla società, si comporterà come un espulso, e avremo un Paese non più sicuro ma meno sicuro, in cui già ora accadono episodi gravissimi di intolleranza, di caccia allo straniero. Ancora: il governo ha nel mirino le autorità indipendenti; ora toccherà a quella per l'energia e il gas; l'indipendenza dà fastidio. Il governo muove all'attacco della magistratura. E, per la scuola, l'idea di bocciare alle elementari e alle medie i ragazzi che hanno anche solo un'insufficienza significa favorire l'abbandono e l'elusione scolastica, specie tra i più poveri. E poi non c'è nulla di più radicale di quello che stanno facendo loro. Radicalità non nel cambiamento, ma nella sistematica conversione del governo in potere. Ma la moderazione è estranea a un governo che ha un'idea sostanzialmente autoritaria delle relazioni con chi è diverso. Mi chiedo dove diavolo arriveremo».

Lei non pensa che in Italia cominci a esserci un pensiero unico? Sono stanco dell'assenza di una coscienza critica che ignora la trave e si concentra sulla pagliuzza. Il premier è padrone di mezzo Paese, sua figlia entra nel consiglio di Mediobanca, e il conflitto di interessi è quello di Matteo Colaninno? Se in passato l'egemonia della sinistra ha asfissiato la destra, ora l'egemonia della destra asfissia il Paese. C'è un clima plumbeo, conformista, come se a chi governa fosse consentita qualsiasi cosa. Leggo sull'Espresso che a San Giuliano c'è stata una selezione tra gli operai, per fargli incontrare solo quelli più bassi di lui. Non so come li abbiano trovati; so che queste cose accadono nei sistemi autoritari.

È giusto che il governo cambi con un provvedimento amministrativo le regole di erogazione dei fondi pubblici ai quotidiani, riportandolo sotto il suo controllo? È giusto che, in questo clima asfissiante, chiudano il manifesto, il Secolo, Liberazione, Europa? Purtroppo il pensiero unico prevale anche in televisione. Al riguardo, non può non essere visto con grande preoccupazione l'annuncio de La7 di voler licenziare 25 giornalisti; di tutto c'è bisogno in Italia tranne che di limitare ulteriormente la libertà d'informazione».

Al clima plumbeo concorre pure la rivalutazione del fascismo. Il nuovo sindaco ha fatto l'apologia di un regime che, ben prima delle leggi razziali, ha provocato la morte di tutti i capi dell'opposizione: il liberale Gobetti, il comunista Gramsci, il socialista Matteotti, il cattolico don Minzoni, gli azionisti Carlo e Nello Rosselli. Il giorno dopo, anziché correggersi ha aggravato le cose, condannando l'esito ma non la natura del fascismo. Con un sindaco che non si mette a urlare di fronte ai saluti romani, gli stessi saluti che hanno accompagnato gli uomini che andavano a morire a via Tasso o alle Ardeatine, per me è difficile discutere della Shoah».

Ripeto. Non so se Veltroni vada in giro a dire queste cose per pura strategia politica. So solo che le trovo tutte condivisibili da una persona di sinistra, e che se le avesse dette in maniera così chiara in campagna elettorale, io lo avrei votato senza problemi. Invece, ha preferito dire altro, in molti casi ha espresso posizioni molto vicine se non concidenti con quelle che ora critica aspramente. However, nevermind. C'è tempo per recuperare, se c'è la volontà...



martedì 23 settembre 2008

Le straordinarie avventure di Mario Fava

Con questo post, il primo di un trittico che ci accompagnerà fin nel nuovo mese, entra a far parte della tribù dei bradipi Polemicacone, altissimo esponente dell'anarco-onanismo-surrealista (e situazionista)



Aperitivi a uanouan 0.37

(sottotitolo:come ricevere 37 rifiuti garbati senza nemmeno uno schiaffo e non andare in escandescenza strappando il reggipetto con la sola forza delle palpebre)

Quest’ultima possibilità mi era data, poi i ragazzi avrebbero messo mano al portafoglio e mi avrebbero portato in via dei capocci dalla nigeriana da 112 kg e, senza potermi esimere, avrei dovuto soggiacere ai miei istinti e pagare per tutte le volte che avevo disprezzato una netta occasione da gol e tutte le sue amiche.
La pressione della stampa era alle stelle, ricevevo tanti di quegli sms da poter tessere con quel lungo filo di letterine un sari da cerimonia per la sopracitata signorina nigeriana in versione bollywood. Con quel immagine stampata sul mio bulbo oculare esco dal lavoro prima del solito, decidendo di andare a sfogare la tensione dentro un litro di sudore da consumare zampettando fino al circo massimo. La vedo dappertutto, con la pizzarda e il fischietto, dentro un’edicola e sui cartelloni pubblicitari. Lei, nel suo sari lillà, la mia condanna e il sintomo evidente della mia schizofrenia.
Salgo sul motorino e cerco di scappare a tutto questo, elimino ogni auto che ho davanti, ogni bicicletta e persino i pedoni, sfrecciandoci accanto dentro gli echi delle mille bestemmie a me rivolto, come una nuvola di zucchero a velo verdolino, queste parole mi inebriano le narici, mi danno la carica ed hanno anche un deciso effetto spectorante.
Catena al motorino, scale, pantaloncini maglietta e cuffiette, scale e inizio la sgambata di rifinitura. Inizio a ripetere le frasi ad effetto, le citazioni ad hoc, cerco di inquadrare i suoi gusti artistici (nulli, passiamo oltre), musicali (lei sicuramente è una tipa da biagio antonacci, pupo al massimo gli abba), sport, film, politica nazionale ed internazionale (non pervenuti), viaggi (discoteche e negozi, tipo shopping holiday e ibiza nonostante che siamo nel 2008) moda (scarpe, borse, scarpe scarpe). Ok, ho il menabò, sono sempre più carico e arrivo anche a spezzare il fiato, il sudore sgorga ed espello le tossine. A quel punto rieccola la sonia gandi del corno d’africa che mi cerca di dire qualcosa, mi fermo ad osservarla e non so quanto tempo passa. Vengo risvegliato da una filettata gelida ai miei reni, guardo l’orologio: 8.00pm, dovevo già essere all’appuntamento. Percorro i 780 m che mi dividono dalla doccia in 2’15 che contando che c’erano le scale i cazzi e i mazzi, sarei stato da qualificazione olimpica. Doccia stile bagno di Lourdes, mi vesto in un attimo stile fantozzi e sono fuori di casa, paonazzo e con tutta la sudorazione che se l’era presa comoda e che scontro sulle scale che si era fermata a comprare il giornale. Metto il casco che grondo goccioloni da mezza minerale e penso bene di fare il giro per la tangenziale per asciugare quell’inondazione che traspira dal mio corpo.
Arrivo già febbricitante all’appuntamento con 40 min di ritardo, fortunatamente lei ha la classe di non essere ancora arrivata: già mi piace, ne sono perso. Dopo poco la vedo arrivare direttamente dal lavoro, talier scuro che nasconde una canottierina modello anti incredibile hulk, che ancoraq mi chiedo come faceva a non strapparsi in mille pezzi. Ora capisco cosa mi ha sempre attratto in questa donna, dal primo momento che me l’hanno presentata, doveva essere la versione beta dell’aperitivo uanouan, era la prima della lista, ma non so perché era sempre stata sfuggente come un’anguilla elettrica.

lunedì 22 settembre 2008

Roma Caput Banding


Sabato scorso io e il buon Brad ci siamo ritrovati al Circolo degli artisti, locale rifugio delle serate vaghe e irresolute, ad assistere a una competizione di Airbanding. Dicesi Airbanding delle persone che mettono su una canzone di loro gradimento e cominciano a dimenarsi e far finta di cantare con un immaginario microfono, tra immaginarie folle acclamanti e riconoscimenti della propria onnipotenza misurabili in ettolitri di sudore. Si, avete capito bene, senza averlo mai sospettato è una vita che fate headbanging davanti allo specchio dopo la doccia. La differenza sta nel fatto che nel caso della competizione al circolo, la folla acclamante - seppur ridotta - c'era veramente. Sti tizi sul palco si contendevano il primo posto, con una grande scritta Loser (a cui manca una O per significare perdente/sfigato in inglese) dietro le spalle.

Si, eravamo a Roma, certo. Ma poteva essere benissimo un qualsiasi baretto arredato anni 80 di un qualsiasi paesino di provincia. E qui mi è scattata la commozione. Ho riconosciuto istantaneo l'affetto per Roma. Probabilmente Roma è l'unica metropoli europea che mantenga questa capacità di farti sentire in provincia. Di più, Roma è un salmone che risale la corrente. Tra nani che aspirano ad essere giganti, Roma tenta il percorso a ritroso, almeno con la nostalgia di certi sprazzi: metropoli che aspira ad essere paesino. E lo si dice senza alcuna ironia, che per un provinciale trasferito tra metrò e ipermercati, trovare un angolo di familiarità tra i passi alienanti e frettolosi della città è un toccasana.
Poi, pazienza se l'altro lato della medaglia è la cialtroneria, l'indolenza, il sapere tutto del mondo e raccontarlo a tutti, e non muovere un dito per cambiare qualcosa. La faciloneria. Roma è un figlio scapestrato, pieno di vita, che non vuol saperne di stare disciplinato e fare i compiti. Un figlio paraculo, che alla fine ti strappa un sorriso anche quando ti tocca cazziarlo.
Se sia possibile conciliare le due cose, umanità e cambiamento, non so, è una cosa su cui mi dibatto da decenni. forse si potrebbe trovare qualcosa che somigli di più a un equilibrio...
Ma io vengo dalla Sicilia, che cosa vado predicando?

Ps: Per la cronaca la gara di Airbanding è stata vinta dai Tampax, seguiti dalle Astronze.

mercoledì 17 settembre 2008

Il rischio è il mio mestiere

Una vita senza rischio, così come una vita senza errore, non varrebbe la pena di essere vissuta.
Il rischio si annida dappertutto. Per dire, se esci con una tipa e decidi di provarci ti accolli un rischio. Potrebbe succedere che lei non ci stia o che magari le puzzi terribilmente l’alito.
Ma come si fa a prescindere da tutto questo? Evidentemente, nulla avrebbe senso.
Tutto sta nell’osservare meglio che si può le persone e le situazioni. E poi decidere.

Le recenti disavventure di tanti risparmiatori e di prestigiose istituzioni economiche e finanziarie possono essere lette con un’ottica simile.
La crisi dei subprime, che ha scatenato nei mesi scorsi il putiferio cui stiamo assistendo, nasce da una valutazione superficiale (quando non fraudolenta) del rischio, che ha visto negli istituti finanziari e creditizi il proprio anello debole. Anche se spesso ci lamentiamo di come le banche siano esigenti o esose nel concedere mutui o prestiti, bisogna ammettere che una corretta valutazione da parte del prestatore della capacità del debitore di restituire le risorse è fondamentale, non solo per il proprio interesse ma soprattutto per il sistema economico nel suo complesso. Questa valutazione è uno dei pochi strumenti per ridurre quella asimmetria informativa che inevitabilmente è presente tra questi due soggetti.
I subprime, in sostanza, sono mutui concessi a persone con dubbia affidabilità, gravati da altri debiti o con risorse proprie incerte. Per questo si caratterizzano con un alto profilo di rischio. Sono diffusi non a caso negli Stati Uniti, dove l’indebitamento medio pro-capite è molto più alto che in Italia e dove è normale indebitarsi non solo per finalità di investimento (casa, impresa, formazione) ma anche per il consumo. Questi prestiti sono inevitabilmente soggetti ad un interesse più alto ma questo rappresenta solo un aspetto della questione, laddove la valutazione sia correttamente impostata sul binomio rischio-rendimento.
A un certo punto di questa storia è entrato in scena l’opportunismo di qualcuno (ma non è una sola persona) che ha deciso, con una specie di gioco delle tre carte, di prendere questi prestiti ad alto rischio (o meglio i titoli che li rappresentano) e di diluirli all’interno di prodotti finanziari complessi, mischiandoli con altri e piazzandoli allegramente - come fossero normali titoli – a fondi d’investimento, fondi pensione, aziende e banche. Non appena un numero consistente di questi debitori deboli ha cominciato a non far fronte ai propri impegni (a non pagare la rata) il giochino è finito e la giostra finanziaria si è trasformata in un ottovolante impazzito.
La diffusione di queste piccole cellule cancerogene è stata talmente capillare da minacciare grandi banche, grandi fondi e da tenere in grande apprensione il sistema economico mondiale, già alle prese con una potenziale recessione. Anche l’intervento coordinato e imponente delle banche centrali di UE, USA, UK, Giappone è servito solo ad alleviare la crisi, evitando che avesse effetti immediati e deflagranti già dalla scorsa estate.
Northern Rock, la recente nazionalizzazione di Freddie Mac e Fannie Mae da parte del governo americano, fino ad arrivare al fallimento di Lehman Brothers, alla vendita di Merryl Lynch e ai crolli di borsa sono effetti diretti e indiretti di errori nella valutazione dei rischi.

Ma in tutto questo ho pensato in questi giorni ad un aspetto apparentemente secondario. Pensate allo sconforto delle migliaia di persone licenziate per il crollo di Lehman Bros (seimila solo in Europa). Prendetene uno qualsiasi: era convinto di essere al sicuro, di essere in rampa di lancio verso una carriera di primo piano, una vita di successo. Cominciava a sentirsi ricco (o sperava di diventarlo a breve) e conseguentemente spendeva. Arrivato si sentiva.
Chissà cosa avrà pensato mentre raccoglieva le sue piccole cianfrusaglie dalla scrivania.

sabato 13 settembre 2008

Grande Medio Piccolo Piccolissimo


Questa è la notizia letta su Repubblica Online:

L'uomo del futuro sarà più piccolo

In natura prevalgono le specie piccole sulle grandi perché hanno bisogno di meno risorse

Questa le reazioni di Cipputi:

A) Bene, mi sono messo avanti col lavoro! (bicchiere mezzo pieno)

B) Cazzo, è come presentarsi a una festa troppo in anticipo. (bicchiere mezzo vuoto)

venerdì 12 settembre 2008

W

Messaggio di Lucyinthesky per Bradipo, durante un viaggio trenifero direzione Bologna:

"C'è Veltroni sul mio trno con annessi segugi...

l'ho invitato a cena

ha detto che se ci sei tu non viene

però ti vuole bene...

è proprio brutto come in tv"
Peggio per lui


martedì 9 settembre 2008

Generazione […]


Parliamo della mia generazione, probabilmente della nostra generazione. Sono sicuro che tra quarant’anni non se ne parlerà. Poco male, forse.

Fatto sta che invece ad altrettanti anni di distanza si discute ancora del ’68 e della sua generazione. Lasciate perdere il senso di fastidio che si prova nel vedere questa gente parlare di sé stessa con boria e frustrazione contemporaneamente (alcuni di noi odiano pregiudizialmente il ’68, altri lo odiano per il rammarico di non esserci stati). Lasciamo stare che a parlare sono spesso i privilegiati che avevano mezzi culturali per sopravvivere a quell’idea di cambiamento e alla deriva politicista e violenta che purtroppo ne è stata lo spiacevole corollario. Lasciamo stare che in quegli anni c’erano milioni di giovani che – come i loro i genitori – si rompevano la schiena lavorando senza troppe cambiamenti. Lasciamo perdere anche i meriti, che pure ci saranno stati.

Atteniamoci ai fatti. Questi stronzi hanno qualcosa da raccontare – in maniera pedante, d’accordo - ma noi? Cosa pensiamo di aver fatto o cosa abbiamo intenzione di fare noi che ci commuoviamo solo ricevendo le mail che ricordano “bim bum bam” e “holly&benji”?
Neanche la rivoluzione informatica (discutibile succedaneo tecnologico-universalista) può esserci attribuita, essendo appannaggio di geniali nerd americani degli anni ‘70.

Che cosa, dunque? Nulla. E per un’unica ragione: non siamo una generazione, ma la sua partizione. Un insieme di individui che hanno come massimo della dimensione collettiva il proprio gruppo di amici della pasquetta, senza alcuna appartenenza diversa. Ognuno sul proprio interesse specifico. Al massimo ci rifugiamo nell’appartenenza tradizionale, identitaria, territoriale, fatta più per escludere che per includere.

Hanno provato a definirci generazione Erasmus, dal nome del progetto europeo che favorisce gli studi all’estero. Ma che tristezza! Non solo riguarda poche migliaia di persone ma è esclusivamente dovuto al sussidio statale più che alla voglia di andare.

Lo so, vi sembrerò pessimista. Pensiamo a domani e doman l’altro. Ma la domanda è: perché il mondo futuro dovrebbe ricordarsi di noi? L’unica cosa che mi viene in mente è l’uso massiccio dei puntini di sospensione, monumento alla nostra incompiutezza.

lunedì 1 settembre 2008

Nuvole 2.0

La nuvoletta di Fantozzi può assumere sembianze imprevedibili.
Il bradipo-impiegatuccio decide di passare un fine settimana lontano da una Roma umidiccia e semideserta, per raggiungere una nota città della toscana (sempre la stessa) dove – tra le altre cose – ci sarà il concerto di Capossela, in piazza del campo.
Prendi il biglietto lasciandoti andare alla speranza di vedere gente, fare incontri. Esci prima da lavoro e per raggiungere la diligenza; sali, ti dirigi al tuo posto e scopri con estremo piacere che accanto a te ci sarà per tutta la durata del viaggio una giovane americana, molto cute nei suoi tratti mediterranei, casual nei suoi infradito ma sufficientemente cool da leggere delle pubblicazioni d’arte comprate al palazzo delle esposizioni. Ce n’è a sufficienza per attaccare discorso: roma, l’arte, siena, il concerto. Un viaggio umano e professionale, direbbe il mio guru intellettuale e spirituale, Gigi Marzullo. Comincio a ripassare i cavalli di battaglia in inglese.

Ma un attimo prima che si chiudano le porte del pullman si materializza la nuvola di fantozzi. È una nuvola 2.0, di nuova generazione, più subdola e potente. Da lontano scorgo il profilo anarco-bio-operaista di Cipputi che si dirige pericolosamente verso me, verso il patto atlantico che stavo per stipulare. Si presenta davanti all’ammericana dicendo “Sorry, Ai ev de namber tuenti-tu”. Eccola lì la mia iattura, che si siede accanto a me con un mezzo sorriso, contento nel suo momentaneo ruolo di scaccia-figa, parlandomi del suo nuovo motorino. Lo insulto ripetutamente, a intervalli regolari, per non fargli dimenticare che lo ucciderò alla prossima occasione utile.

Non prima però d’aver visto il concerto, fatto le foto, mangiato e bevuto con amiche e amici sempre belli, sempre accoglienti.

Ma da oggi, abbi paura scacciafiga!